Finita la tregua in Ucraina: missili e droni russi colpiscono Kiev, Kharkiv e Dnipro
È durata lo spazio di pochi giorni la pausa nei combattimenti concordata tra Vladimir Putin e Donald Trump. Con un massiccio attacco combinato di missili balistici e droni, Mosca ha segnato che è finita la tregua in Ucraina, colpendo duramente Kiev, Kharkiv e Dnipro nella notte, in una delle offensive più intense delle ultime settimane. Nella capitale Kiev almeno due civili sono rimasti feriti. L’attacco arriva nonostante il Cremlino avesse annunciato venerdì l’accoglimento della richiesta statunitense di evitare bombardamenti sulla capitale e sulle infrastrutture energetiche in vista della ripresa dei colloqui trilaterali ad Abu Dhabi. La sospensione, tuttavia, non ha mai riguardato l’intero Paese. Nelle stesse ore in cui Kiev veniva risparmiata, la Russia ha continuato a colpire altre regioni, provocando anche una strage. Dodici persone sono morte domenica quando un missile ha centrato un autobus che trasportava minatori nella regione di Dnipropetrovsk, nel quadrante centro-orientale dell’Ucraina.
Il nuovo attacco
Nel nuovo attacco, droni e missili si sono abbattuti anche su Kharkiv, seconda città del Paese e da mesi sotto pressione per la vicinanza al confine russo. Poco dopo la mezzanotte una serie di esplosioni ha scosso i quartieri residenziali. Le forze russe hanno utilizzato un mix di droni Shahed e missili S-300, spesso impiegati in modalità terra-terra nonostante la loro scarsa precisione, ma con un’elevata capacità distruttiva. Con temperature che toccano i -22 gradi, l’obiettivo tattico appare chiaro. Colpire le infrastrutture civili e la rete di riscaldamento per piegare la resistenza della popolazione.
L’attacco russo che segna la fine della tregua con l’Ucraina
Anche Dnipro, hub logistico cruciale per il fronte orientale, è finita nel mirino dei missili balistici. Le autorità regionali riferiscono di danni a strutture industriali e blackout parziali in alcune aree periferiche. Il quadro che emerge è quello di una tregua mai davvero consolidata e ora definitivamente archiviata. Alla vigilia dei nuovi incontri di pace ad Abu Dhabi, appare evidente che Putin vuole costringere il presidente ucraino Volodymyr Zelensky a sedersi al tavolo negoziale con il Paese al buio e al gelo. Riducendone così la forza contrattuale. Allo stesso tempo, colpendo le principali città nonostante gli altolà di Washington, il Cremlino manda un messaggio chiaro: gli Stati Uniti non sono l’arbitro unico del conflitto, ma solo uno degli attori in gioco.
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