Sciopero storico a New York: 15mila infermiere in lotta
Una protesta senza precedenti, ai picchetti in strada anche il sindaco Mamdani
Dal 12 gennaio circa 15mila infermiere dei principali ospedali privati di New York City hanno abbandonato il lavoro, dando vita al più grande sciopero della categoria nella storia della città.
Infermiere in sciopero
Lo sciopero, organizzato dalla New York State Nurses Association, riguarda i contratti scaduti dal 31 dicembre 2025.
Le principali richieste includono rapporti infermiere-paziente più sicuri, benefit sanitari completi e protezioni contro la violenza sul posto di lavoro.
La tensione tra sindacato e management è alta, con colloqui di contratto che continuano senza progressi chiari dopo settimane di sciopero.
Autorità locali e figure politiche si sono presentate ai picchetti, mentre gli ospedali assumono personale temporaneo per compensare l’assenza.
Una protesta senza precedenti a New York
Il 12 gennaio, dopo mesi di negoziati inconcludenti, migliaia di infermiere hanno lasciato i loro turni in segno di protesta, rendendo lo sciopero il più grande movimento di infermieri nella storia recente di New York.
La scadenza dei contratti di decine di migliaia di lavoratori sanitari aveva creato un banco di prova per le relazioni sindacali nella sanità privata della città.
Le infermiere coinvolte lavorano in importanti centri ospedalieri come Mount Sinai Hospital, Montefiore Medical Center e NewYork-Presbyterian, tutti parte del network di grandi strutture non profit di New York.
Queste strutture hanno rifiutato di adottare nuove regole vincolanti sui rapporti infermiere-paziente e sulle protezioni contro la violenza, un tema citato più volte dai lavoratori come fondamentale per la sicurezza quotidiana.
Richieste e punti di rottura nei negoziati
Le richieste principali delle infermiere vertono su tre punti: standard di staffing più sicuri, benefit sanitari garantiti e maggiore protezione contro episodi di violenza all’interno degli ospedali.
I sindacati affermano che carenze di personale e sicurezza insufficiente non solo penalizzano chi lavora in prima linea, ma mettono a rischio l’assistenza ai pazienti.
Nonostante diverse sessioni di trattativa tra NYSNA e i tre sistemi ospedalieri iniziati già nelle prime settimane di sciopero, entrambe le parti restano distanti. I colloqui, spesso mediati da rappresentanti esterni, non hanno portato a accordi chiari e continuano senza una data precisa per una possibile conclusione.
Il sostegno della politica e i sostenitori sul campo
Durante le settimane di protesta, il sindaco di New York Zohran Mamdani ha visitato i picchetti per dimostrare appoggio ai lavoratori in sciopero, sottolineando l’importanza delle richieste di sicurezza e condizioni di lavoro migliori.
Anche esponenti del Congresso e sindacati locali hanno espresso sostegno pubblico, segnalando come questo movimento abbia implicazioni per il settore sanitario su scala nazionale.
Nell’area di Mount Sinai e altri ospedali, le infermiere si sono organizzate con cartelli e slogan davanti alle strutture, spesso con temperature rigide durante le proteste nelle prime settimane dell’anno.
Le autorità cittadine hanno gestito la situazione permettendo il transito dei servizi sanitari essenziali, mentre i lavoratori continuano i loro picchetti senza lavoro regolare.
Come gli ospedali stanno rispondendo
Per mantenere operativi i servizi, gli ospedali coinvolti nella protesta hanno assunto migliaia di infermiere temporanee e personale proveniente da altri Stati. In alcuni casi, tali assunzioni proseguono con contratti anche dopo settimane di sciopero, una mossa criticata dalle lavoratrici come tentativo di indebolire la loro posizione nei negoziati.
Il governo statale, tramite la governatrice Kathy Hochul, ha dichiarato l’emergenza sanitaria per consentire a infermiere con licenze fuori Stato o estere di praticare temporaneamente a New York, una misura definita controversa dai sindacati perché può facilitare la sostituzione delle lavoratrici in sciopero.
La posta in gioco e il futuro dei contratti
La posta in gioco per le infermiere è alta: sicurezza nei rapporti di lavoro, condizioni per gestire pazienti in situazioni critiche senza burnout e protezioni dalla violenza sono messi sul tavolo contrattuale insieme a richieste salariali realistiche.
Le trattative proseguono senza progressi evidenti e l’incertezza persiste su quando un accordo complessivo potrà essere raggiunto, lasciando aperte le possibilità di estensioni della protesta o nuove forme di mobilitazione.
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