L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Politica

Pacchetto sicurezza, c’è il via libera (anche) al fermo preventivo

di Eleonora Ciaffoloni -


Arriva dopo giorni di tensioni – di piazza e in Aula – l’accelerazione del governo sulla sicurezza. Due ore di riunione non sono bastate per licenziare un pacchetto articolato e ambizioso. 29 articoli che segnano un deciso cambio di passo nella strategia del governo sul fronte dell’ordine pubblico e della tutela delle forze dell’ordine. L’esecutivo ne rivendica la coerenza e la rapidità ma anche la necessità. “Non misure spot” ma “un tassello per la libertà e la sicurezza ai cittadini” ha dichiarato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni a margine del Cdm.

“Dalle parole ai fatti”, fa sapere il vicepremier Matteo Salvini, mentre Fratelli d’Italia parla apertamente di “promesse mantenute” incorniciando il provvedimento come una risposta diretta alle violenze contro gli agenti, senza mancare nel lanciare una sfida alle opposizioni. “O si sta con lo Stato o con i violenti”. Una linea politica netta, che arriva in un clima segnato da accuse di repressione e da un confronto sempre più aspro tra governo e opposizioni, ma anche in un contesto in cui le immagini degli scontri tra manifestanti e forze dell’ordine sono finite al centro del dibattito pubblico e politico.

L’informativa e le comunicazioni di Piantedosi in Parlamento hanno fatto da spartiacque. Da un lato la richiesta di maggiori garanzie per gli agenti, dall’altro il timore di un restringimento degli spazi di dissenso. Il governo ha scelto di rispondere rafforzando gli strumenti preventivi e repressivi, con l’obiettivo dichiarato di evitare che soggetti ritenuti pericolosi possano trasformare le manifestazioni in teatri di guerriglia urbana. Il cuore politico del decreto è l’introduzione del fermo preventivo, definito tecnicamente come “accompagnamento” negli uffici di polizia.

Pacchetto sicurezza: l’ok del governo anche al fermo preventivo

La misura, prevista dall’articolo 7, consente di trattenere una persona fino a un massimo di 12 ore quando vi siano “fondati motivi” di ritenere che possa porre in essere condotte di concreto pericolo per una manifestazione o per l’ordine pubblico. Il provvedimento introduce alcuni paletti. Il fermo si basa su precedenti penali negli ultimi cinque anni o sul possesso di armi e oggetti atti a offendere. Il pubblico ministero deve essere informato immediatamente e può disporre in qualsiasi momento il rilascio. Non si tratta di una sospensione delle garanzie, ma di uno strumento di prevenzione mirato per isolare i soggetti recidivi prima che entrino in azione.

È però proprio su questo punto che si concentra la critica delle opposizioni e delle associazioni per i diritti civili, che temono un uso discrezionale dello strumento e una compressione della libertà personale e di manifestazione. Il governo replica parlando di “norme di buonsenso” già presenti, in forme diverse, in altri ordinamenti europei. E non solo. Il capo del Viminale ha tenuto a precisare, in tal senso, che è stata “sempre molto proficua l’interlocuzione con il Quirinale”.

Accanto al fermo preventivo, il decreto rafforza la stretta sul porto e sull’uso di coltelli e oggetti potenzialmente offensivi, tema tornato centrale dopo episodi di violenza urbana e aggressioni agli agenti. L’obiettivo è ridurre drasticamente la possibilità che armi improprie circolino durante manifestazioni, controlli e contesti sensibili. La logica è chiara: intervenire prima che l’oggetto diventi strumento di reato.

Non solo ordine pubblico

E non solo, una stretta arriva anche contro i soggetti considerati violenti o pericolosi, con l’obiettivo di prevenire disordini prima che si trasformino in scontri. Il decreto, tuttavia, non si limita all’ordine pubblico. Tra le misure figurano la tutela rafforzata per giornalisti e personale ferroviario, una stretta sulle occupazioni abusive di immobili, il potenziamento dei presidi di polizia sul territorio e sui litorali, l’uso dei droni da parte delle forze dell’ordine e la riorganizzazione interna della Polizia di Stato, con l’istituzione di nuove direzioni centrali. Di rilievo anche l’introduzione di un nuovo reato di rapina aggravata commessa da gruppi organizzati. Un impianto che guarda tanto alla repressione quanto alla disarticolazione delle organizzazioni criminali. Un pacchetto con cui il governo Meloni ribadisce che la sicurezza è un terreno identitario e non negoziabile, in attesa che le norme vengano tradotte in legge.


Torna alle notizie in home