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Dossier Ai

Arrivano al Super Bowl le pubblicità-sfottò contro ChatGPT

di Andrea Scarso -


È guerra tra chat-bot al Super Bowl. A far discutere, questa volta, non è una nuova IA ma una pubblicità-sfottò: una serie di spot lanciati da Anthropic che ha finito per irritare apertamente OpenAI e il suo amministratore delegato, Sam Altman.

Due degli annunci andranno in onda durante il prossimo Super Bowl, la vetrina pubblicitaria più ambita degli Stati Uniti. Ed è proprio lì che, secondo OpenAI, Anthropic avrebbe scelto di lanciare un messaggio giudicato scorretto e fuorviante.

Spot ironici (ma non troppo) sull’AI con la pubblicità

La campagna di Anthropic è costruita su un meccanismo semplice e ripetuto. Ogni spot si apre con una parola associata a un’esperienza negativa – come “tradimento” o “inganno” – e mette in scena una conversazione tra un utente e un chatbot che ricorda da vicino un assistente AI.

In uno degli episodi, un uomo chiede consigli su come migliorare il rapporto con la madre. L’intelligenza artificiale risponde in modo sensato, salvo poi cambiare improvvisamente registro e promuovere una piattaforma di incontri. In un altro caso, un ragazzo chiede come ottenere un fisico più tonico: dopo aver raccolto dati personali, il chatbot finisce per suggerire solette che promettono di aumentare l’altezza.

Il messaggio finale è sempre lo stesso:

“Le pubblicità stanno arrivando nell’AI. Ma non su Claude”, il chatbot sviluppato da Anthropic.

La replica di Sam Altman: “Messaggi disonesti”

La risposta di Sam Altman non si è fatta attendere. In un post pubblicato su X, il CEO di OpenAI ha definito gli spot “divertenti”, ma ha accusato Anthropic di insinuare in modo scorretto che ChatGPT stia per essere invaso da annunci pubblicitari invasivi.

Secondo Altman, eventuali inserzioni su ChatGPT – se mai arriveranno – saranno integrate senza compromettere l’esperienza degli utenti. “Non avremo mai annunci come quelli mostrati da Anthropic”, ha scritto, sottolineando che un approccio simile verrebbe semplicemente rifiutato dal pubblico.

Per Altman, il problema non è l’ironia, ma il contesto: il Super Bowl non sarebbe il luogo adatto per lanciare messaggi che rischiano di confondere milioni di spettatori su come funziona davvero l’intelligenza artificiale di consumo.

Modelli di business e accuse reciproche

Lo scontro è poi scivolato su un terreno più ampio. Altman ha contrapposto la filosofia di OpenAI – fondata sull’accesso gratuito e su una diffusione il più possibile universale dell’AI – a quella di Anthropic, descritta come orientata a prodotti costosi e a una maggiore selezione degli utenti.

Non solo. Il CEO di OpenAI ha accusato il concorrente di voler imporre limiti rigidi su ciò che sviluppatori e aziende possono fare con i suoi strumenti, citando anche le restrizioni sull’accesso a soluzioni come Claude Code. Un approccio che Altman ha definito apertamente “autoritario”.

Il Super Bowl come campo di battaglia tecnologico

Anche OpenAI sarà presente al Super Bowl con un proprio spot. Secondo Altman, la pubblicità si concentrerà su chi “costruisce” con l’AI e sull’idea che oggi chiunque possa creare software e prodotti grazie agli strumenti messi a disposizione dall’azienda. Un riferimento che potrebbe includere anche Codex, la piattaforma dedicata alla programmazione assistita.

Del resto, il Super Bowl è da anni molto più di una finale sportiva. È uno spazio simbolico in cui le grandi aziende tecnologiche si sfidano a colpi di messaggi e narrazioni. In passato lo hanno fatto colossi come Apple e Samsung; oggi tocca all’intelligenza artificiale.

Pubblicità o abbonamenti? Il nodo irrisolto dell’AI

Al di là delle schermaglie tra Anthropic e OpenAI, la disputa mette in luce una questione centrale: come si monetizza davvero l’intelligenza artificiale?

Il settore vale già miliardi di dollari ed è usato quotidianamente da centinaia di milioni di persone. Eppure, non è ancora chiaro se il futuro economico dell’AI passerà principalmente dagli abbonamenti, dalla pubblicità o da una combinazione dei due modelli.

La guerra degli spot, insomma, è solo la superficie. Sotto c’è una partita molto più grande, che riguarda il modo in cui l’intelligenza artificiale entrerà – e resterà – nella vita di tutti.

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