Il fenomeno “maranza” e la paura non solo percepita
Alcuni adolescenti passeggiano per le vie del centro, Milano, 7 settembre 2023. (bulli, baby gang, minori) ANSA/DANIEL DAL ZENNARO
Da un’etichetta gergale al simbolo di disagio urbano: i “maranza” sono oggi al centro di un dibattito che va ben oltre la moda, il linguaggio o l’estetica giovanile. Il fenomeno, esploso negli ultimi anni soprattutto nelle grandi città del Nord, incrocia temi profondi: marginalità sociale, criminalità minorile, percezione dell’insicurezza e la vita quotidiana delle persone più fragili.
Maranza, come nasce lo slang e il fenomeno
Non è un caso che proprio in queste settimane il Consiglio dei ministri abbia approvato un nuovo decreto sicurezza che, tra le varie misure, introduce una stretta anche su comportamenti riconducibili a questo universo. Il termine “maranza” affonda le sue radici nello slang milanese degli anni Ottanta, dove indicava il “tamarro”, il ragazzo rumoroso e ostentatamente trasgressivo. Dopo decenni di oblio, la parola è tornata in auge negli ultimi anni, soprattutto dal 2022, grazie ai social network – in particolare sulla piattaforma TikTok – dove si è trasformata in un’identità codificata.
Tuta acetata con bande laterali, scarpe Nike TN, piumini lucidi, marsupi griffati (spesso contraffatti) e un linguaggio aggressivo sono diventati i segni distintivi di una subcultura prevalentemente adolescenziale, diffusa in gran parte nelle periferie di città come Milano, Torino, Monza e Brescia. Non tutti i maranza delinquono: per molti si tratta di una sfida virale, di un gioco identitario o di un modo per sentirsi parte di un gruppo. Tuttavia, una parte consistente di questi giovani è stata coinvolta in fenomeni di baby gang, rapine, aggressioni in branco, vandalismi e molestie sessuali.
Una dimensione che, secondo dati di Viminale e questure, contribuisce in modo concreto all’aumento della microcriminalità urbana e alimenta un senso di insicurezza diffuso. A rendere il fenomeno ancora più visibile è stata la sua saldatura con la trap italiana, che in alcuni casi ha trasformato l’illegalità in una performance da esibire online. Le loro faide, rilanciate sui social, hanno avuto un forte impatto emulativo su adolescenti in cerca di riconoscimento e potere.
L’episodio chiave: Capodanno 2025 e il nuovo pacchetto sicurezza
Uno degli episodi più emblematici resta quanto accaduto nella notte di Capodanno 2025 in piazza Duomo a Milano: centinaia di giovani si sono radunati nella piazza centrale, tra cori, insulti alle forze dell’ordine, bandiere straniere e molestie sessuali denunciate da turiste e ragazze italiane con le immagini che hanno fatto il giro del Paese. Un contesto di violenza e di disagio sociale in cui si inserisce il nuovo pacchetto sicurezza varato dall’esecutivo Meloni.
Tra le novità figurano le norme definite “anti-maranza”: una stretta sul porto di coltelli e armi bianche, multe a genitori ed esercenti che favoriscono comportamenti illegali dei minori, la stabilizzazione delle cosiddette “zone rosse” con la possibilità di allontanare soggetti ritenuti pericolosi dalle aree più sensibili delle città, oltre a pene più severe per i borseggiatori, con il furto con destrezza che torna procedibile d’ufficio. Un pacchetto di misure che punta a rafforzare il presidio del territorio e a rispondere a una domanda di sicurezza sempre più pressante.
Chi paga il prezzo delle violenze dei maranza
Perché a pagare il prezzo più alto di questo clima sono soprattutto le persone fragili nei contesti urbani, tra cui la popolazione anziana. Secondo il Rapporto annuale Istat 2025, solo tre over 65 su dieci che vivono in grandi città come Roma e Milano dichiarano di sentirsi sicuri nella propria zona di residenza. La paura di camminare da soli al buio è ancora più diffusa: nei grandi comuni, riferiscono i dati, appena un anziano su tre si è detto tranquillo nel farlo, contro quasi uno su due nei piccoli centri. Un divario territoriale che evidenzia come la dimensione urbana amplifichi il senso di insicurezza.
A confermare questo quadro intervengono i dati Eurispes: oltre la metà degli italiani (52,5%) ritiene che criminalità giovanile, baby gang e teppismo siano aumentati nella propria zona. È il fenomeno percepito in crescita più netta, con una percentuale di indecisi molto bassa, segno di una convinzione diffusa. Nel Nord-Ovest quasi due terzi degli intervistati avvertono un aumento della delinquenza giovanile, mentre il Centro Italia registra un forte incremento della presenza di persone che vivono per strada. Le aree metropolitane risultano le più esposte, sia sul piano dei fenomeni reali sia su quello della percezione.
Preoccupazione e dati
Una preoccupazione strutturale in aumento. Se nel 2019 il tema della sicurezza era citato dal 22% degli italiani, oggi la percentuale sale al 33%. La sensazione di sicurezza personale è in calo: dal 60% di dieci anni fa si è scesi al 52%. Tra le cause principali la crescita dei comportamenti violenti tra i giovani (55%), seguita dall’immigrazione irregolare e dall’aumento delle sacche di marginalità. In ogni caso, l’aumento della violenza minorile è una semplice percezione, ma un dato reale. Accanto ai fenomeni entrati nel substrato culturale legati all’uso eccessivo dei social, sono stati trascurati i disturbi che da questo ne derivano: comportamenti antisociali, aggressioni, fino a violenze sessuali.
I dati sui reati commessi da minorenni mostrano aumenti significativi in quasi tutte le categorie, dalla rapina alle percosse. Insomma, non si tratta di una moda passeggera né una pura costruzione mediatica. È il sintomo di un’integrazione fallita, di periferie impoverite, di giovani cresciuti tra famiglie fragili, esposizione costante a contenuti violenti e una ricerca spasmodica di identità. È giusto intervenire con controlli, leggi e sanzioni per tutelare le vittime e restituire sicurezza, soprattutto agli anziani che oggi rinunciano a uscire di sera o a muoversi da soli. Ma senza affrontare le cause profonde – educative, sociali e culturali – il rischio è che, spento il termine “maranza”, resti intatta la criminalità minorile. Arginarla è necessario; comprenderla e prevenirla è indispensabile.
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