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Cronaca

Sparatoria a Rogoredo, morto in ospedale il 30enne ferito durante il conflitto a fuoco

di Andrea Scarso -


Morto il 30enne ferito nella sparatoria di Rogoredo

È morto dopo una settimana di ricovero il 30enne rimasto gravemente ferito nella sparatoria a Rogoredo dello scorso primo febbraio. L’uomo, cittadino cinese, si è spento all’ospedale Niguarda, dove era ricoverato in condizioni critiche dopo essere stato colpito durante un conflitto a fuoco con la polizia a Milano.

Le ferite riportate alla testa e a un braccio erano apparse fin da subito estremamente gravi. Nonostante i tentativi dei medici, le sue condizioni non sono mai migliorate fino al decesso, avvenuto a distanza di sette giorni dai fatti.

La ricostruzione dei fatti

La sparatoria risale al pomeriggio del 1° febbraio. Secondo quanto accertato dagli investigatori, l’uomo aveva poco prima aggredito una guardia giurata, riuscendo a sottrarle l’arma di servizio. Subito dopo era fuggito armato in direzione della stazione di Rogoredo.

Le volanti, allertate dell’accaduto, lo avevano intercettato lungo via Cassinis. In quel punto l’uomo avrebbe aperto il fuoco contro gli agenti, colpendo anche un’auto della polizia. La risposta è stata immediata: uno dei colpi esplosi dagli agenti lo ha raggiunto alla testa, oltre che a un braccio.

Trasportato d’urgenza in ospedale, era rimasto ricoverato in terapia intensiva fino alla morte.

Un profilo segnato dal disagio

La vittima viveva in condizioni di forte fragilità. Era irregolare sul territorio italiano, senza fissa dimora e, secondo quanto emerso, soffriva da tempo di disturbi psichiatrici. Nei giorni precedenti alla sparatoria a Rogoredo era già stato fermato più volte per comportamenti aggressivi o disorientati.

Il 31 gennaio era stato anche accompagnato in ospedale e ricoverato in psichiatria dopo essersi colpito ripetutamente la testa, lamentando forti dolori. Era stato dimesso dopo poche ore.

Nelle ore precedenti allo scontro a fuoco, la moglie aveva lanciato un appello sui social denunciandone la scomparsa e il grave stato di disagio mentale. Un messaggio che raccontava la difficoltà di una famiglia rimasta senza mezzi di sostentamento e con due bambini piccoli.

Indagini e contesto

Nei giorni successivi alla sparatoria, l’agente che ha esploso i colpi è stato iscritto nel registro degli indagati come atto dovuto, per consentire gli accertamenti previsti dalla procedura.

L’episodio è avvenuto non lontano dal punto in cui, pochi giorni prima, un altro intervento di polizia si era concluso con la morte di un 28enne di origine marocchina, riaccendendo il dibattito sulla sicurezza e sulla gestione delle situazioni ad alto rischio in città.

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