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Così Bruxelles manda a sbattere l’auto motive

Il conto dell'elettrico è salato: già persi 50 miliardi di euro

di Martino Tursi -


Ora si può dire: il bluff dell’auto elettrica (grazie Bruxelles) è costato, finora, cinquanta miliardi di euro. O, se preferite, 55 miliardi di dollari. Certo, la parte del leone nel flop Bev l’ha recitata, finora, Stellantis. Che, giusto una settimana fa, ha annunciato oneri straordinario da 22,2 miliardi di euro a causa della necessità di rivedere le sue strategie sull’elettrico. Una notizia choc che è stata accompagnata da un altro annuncio clamoroso: zero dividendi per tamponare le spese e ricostruire tutto. Il problema, però, non ha investito solo il colosso italofrancese dell’automotive. Perché Ford ha già contabilizzato qualcosa come 19 miliardi di dollari in svalutazioni e accantonamenti sul business Ev. Al conto vanno aggiunti, inoltre, i sei miliardi di dollari di oneri (che bell’eufemismo) stimati da General Motors.

Bruxelles, non solo elettrico: tutti i guai dell’auto nei conti Mercedes

Finita qui? Manco per sogno. In Europa, s’è fatta male, anzi malissimo, pure Volkswagen. Sembra ieri che i suoi facevano lobbying, a Strasburgo e Bruxelles, per spingere l’elettrico nell’automotive. Son passati anni ma il conto è arrivato. Ed è salato: 5,1 miliardi di euro. Tre dei quali “pagati” solo da Porsche.

Ma, chiaramente, non è solo l’elettrico a far penare l’automotive. Che vive un momento di fortissima tensione. Testimoniato dai dati 2025 di Mercedes. Che ha perso il 49% degli utili. Un disastro. Che costringerà gli amministratori a imporre un dividendo (molto) più magro agli azionisti. I numeri riferiscono che s’è passati da 10,4 a 5,3 miliardi di euro. Colpa dei dazi, della concorrenza cinese (sull’elettrico, va da sé), dell’euro troppo forte. Bruxelles, quanto ci costi.


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