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Economia

Decreto bollette, il governo alla guerra degli Ets

La Commissione annuncia un esame attento del provvedimento e adombra "aiuti di Stato"

di Giovanni Vasso -


Il governo va alla guerra degli Ets. Il giorno più lungo, quello che è arrivato subito dopo l’approvazione in consiglio dei ministri del decreto bollette. Che ha monopolizzato, letteralmente, il dibattito. A ogni livello. Dalla Ue fino ai sindacati. Passando, ovviamente, per Confindustria e per i consumatori. E come sempre accade, ci si divide tra favorevoli e contrari. I temi sono tanti. Quello che è più rilevante, per la politica, e a maggior ragione per il governo riguarda gli Ets.

Governo alla guerra degli Ets

Se non altro per lo scontro in corso tra Bruxelles e governo Meloni. La premier ha giurato guerra totale. È, questo della lotta agli standard sulle emissioni, uno dei grandi temi della convergenza italo-tedesca per la competitività. E lo ha confermato Emanuele Orsini, presidente di Confindustria, assicurando al governo pieno appoggio e sostegno in questa battaglia: “Riteniamo fondamentale continuare a lavorare insieme al Governo, anche in sede europea, affinché si affronti con determinazione il tema dei costi legati al sistema Ets, che hanno un impatto significativo sul prezzo finale dell’energia. È necessario aprire un confronto costruttivo con l’Unione Europea per garantire regole che accompagnino la transizione senza penalizzare la competitività del nostro tessuto industriale”.

La reazione di Bruxelles

Da quell’orecchio, però, a Bruxelles ci sentono poco. Meglio mostrare i muscoli fin da subito. La Commissione Ue ha mandato a dire a Palazzo Chigi, per il tramite dei soliti portavoce al punto stampa tenutosi ieri pomeriggio che sta esaminando il testo del decreto per “effettuare una valutazione completa”. Solo dopo potrà rispondere a “domande specifiche”. Un modo elegante per dire che i burocrati sono già a caccia del cavillo giusto. Quale? Non c’è che l’imbarazzo della scelta: “In generale – ha detto il portavoce Riccardo Cardoso – , spetta agli Stati membri decidere come, quando e in quale misura vogliano sostenere una specifica azienda o un settore: ma se decidono di farlo, spetta a loro garantire che le misure siano in conformità con il diritto dell’Ue, inclusa la normativa sugli aiuti di Stato, se pertinente”.

Pichetto pronto a resistere

Il ministro all’Ambiente e Sicurezza Energetica, Pichetto Fratin, aveva già anticipato i dubbi di Bruxelles: “Abbiamo già avviato delle interlocuzioni con Bruxelles, ma è chiaro che la partita vera si apre ora. In sede europea, abbiamo con forza rimarcato come la declinazione concreta di quel meccanismo, che pure persegue finalità estremamente condivisibili, danneggi in particolare il nostro paese per via del mix energetico che ci contraddistingue – ha detto in un’intervista rilasciata al Sole 24 Ore -. Mentre impatta meno su Francia e Spagna, che hanno operato scelte diverse dalle nostre: la prima non ha mai abbandonato il nucleare, mentre gli spagnoli hanno spinto di più sulle rinnovabili”.

Il dibattito “interno”

E mentre la politica litiga, furiosamente, su quali saranno gli effetti del decreto bollette si dividono pure gli osservatori. In Borsa le utilities hanno perduto terreno. Ma non poteva essere altrimenti dal momento che il governo ha introdotto una sorta di prelievo extra sulle società che, chiaramente, intacca gli utili e spaventa perciò gli investitori. Rimane il nodo del meccanismo tarato sui “peggiori impianti e nella peggiore ora”. Fatto su cui si sono dipanate molte critiche. Dai consumatori arrivano dubbi sui contributi volontari lasciati alle imprese energetiche mentre per Unimpresa gli effetti della nuova regolamentazione potrebbe addirittura superare i cinque miliardi di risparmi annunciati da Meloni e causare un impatto che, nel prossimo biennio, potrà arrivare addirittura a sette miliardi.


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