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Ambiente

Stop alla carne di cavallo? La legge che divide

Una proposta sostenuta da parlamentari dei più diversi schieramenti

di Angelo Vitale -

Una macelleria di carni equine


Una legge in discussione alla Camera propone il divieto di macellazione e commercializzazione della carne di cavallo in Italia: uno stop che fa discutere.

Le proposte di legge: stop alla carne di cavallo

La norma prevederebbe l’unificazione di varie e diversificate proposte avanzate da più parti, con l’adesione di 5Stelle, Avs, Noi Moderati. Uno schieramento eterogeneo, trasversale. Si punta a considerare il cavallo un animale non da reddito alimentare, con l’obiettivo dichiarato di adeguare l’Italia ad altri Paesi europei dove il consumo è già marginale.

La proposta, in un contesto di crescente attenzione al benessere animale, ma ha suscitato forte preoccupazione. Secondo Federcarni, federazione aderente a Confcommercio, un divieto generalizzato comprometterebbe scelte alimentari e attività economiche legate alla filiera equina, con impatti sull’occupazione e sulle abitudini di consumo.

Un prodotto di nicchia

La carne equina, oggi un prodotto di nicchia. I dati più recenti indicano che rappresenta meno dell’1 % del consumo complessivo di carni in Italia. La produzione interna copre una quota limitata del fabbisogno, con circa 65–70 allevamenti specializzati e un indotto stimato in 3–4 mila addetti tra allevatori, macellai, distributori e rivenditori.

La dieta italiana

In passato la carne equina era più diffusa nella dieta italiana, apprezzata per la sua magrezza e l’elevato contenuto di ferro. Tanto da essere consigliata anche in ambito pediatrico contro l’anemia. Oggi resta un ingrediente caratteristico in alcune regioni, dal Veneto alla Puglia.

Federcarni osserva che la norma rischia di ridurre la libertà di scelta dei consumatori e di danneggiare imprese di piccole e medie dimensioni, in un settore già sotto pressione per la concorrenza delle importazioni e per i cambiamenti delle abitudini alimentari.

E invita il Parlamento ad approfondire alternative normative o correttive, sottolineando la necessità di considerare specificità produttive e territoriali, senza compromettere la sostenibilità delle aziende.

I promotori

I deputati promotori della proposta sostengono che l’obiettivo non è colpire lavoratori o tradizioni, ma allineare l’Italia a standard etici di tutela animale e rispondere a una sensibilità crescente tra i cittadini.

Un dibattito che resta acceso. Il governo non ha ancora formalizzato una posizione unitaria sulla norma, ma è atteso nelle prossime settimane un ciclo di audizioni in Commissione Agricoltura. Una legge che andrà in porto o finirà in un cassetto?


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