L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Dossier Ai

I Dimon all’ombra dell’Ai, chi sarà la prossima Lehmann Brothers?

La profezia del Ceo di JpMorgan Chase: "Vedo la gente fare cose stupide"

di Giovanni Vasso -


Che guastafeste quel Dimon. Un altro giorno in Paradiso (artificiale). Sulla Silicon Valley non tramonta mai il Sole. No, non quello dell’Avvenire di cui si cantava e in cui si sperava tanti anni fa. Quello che brilla alto nel cielo della California è il Sole a cui tutti vogliono scaldarsi. quello delle mille opportunità e delle sempre più rutilanti contraddizioni della corsa all’intelligenza artificiale. Meta ha annunciato un nuovo affarone: investirà 100 miliardi di dollari nell’impresa americana di microchip Amd. Un altro giorno in Paradiso. Artificiale, perché a far ombra ai sogni di gloria (e di predominio) dei nababbi digitali è arrivato quel cattivone di Jamie Dimon, che di professione fa il Ceo di JpMorgan Chase. Con il sorriso maligno di chi ha il pallone (in questo caso i denari) in mano, sfodera l’ago che rischia di far scoppiare l’entusiasmo di Big Tech: “Occhio, ché se continua così facciamo la fine del 2008”.

Dimon, che guastafeste: “Ho l’ansia”

Chi sarà la nuova Lehmann Brothers? La caccia è aperta. Chi riuscisse a capirlo adesso, davvero, è bravo. Come accadde tanti anni fa, quando tutti compravano, vendevano e negoziavano mutui subprime come se non ci fosse un domani, le avvisaglie non si colgono a occhio. I segni, insegna il Profeta, son per chi sa intenderli. Dimon passa per essere uno di loro. O, quantomeno, a tale si atteggia: “Ho l’ansia”, dice. E detto da lui, che non è certamente un millennial italiano alle prese con l’affitto di uno stanzino da 5 metri quadri a Cinisello Balsamo, è tutto dire. “C’è sempre una sorpresa in un ciclo del credito”, ha detto Dimon, profetizzando la fine dell’attuale. “La sorpresa è stata spesso quale settore” finirà stritolato dalla fine dei tempi creditizi. “Non ci si aspettava che le utility e le compagnie telefoniche fossero le più colpite nel 2008 e nel 2009, e questa volta potrebbe essere il software, grazie all’intelligenza artificiale”.

“Vedo gente fare cose stupide”

Ecco. E poi, giusto per non farsi mancare nulla, lancia una seggiola in testa alla concorrenza: “Vedo gli altri fare cose stupide”. Dumb things. Come nel Sottosopra: “Penso che oggi la marea montante stia sollevando tutte le barche. La mia opinione è che la gente si stia un po’ tranquillizzando sul fatto che tutto questo sia reale, con questi prezzi elevati degli asset e questi volumi elevati, e che non avremo alcun tipo di problema”. Un’illusione che si autoalimenta, per Dimon: “Non so per quanto tempo andrà tutto bene per tutti. Vedo un paio di persone che fanno cose stupide”. Non ha specificato chi. Ma le avvisaglie, a quanto pare, le ha già colte a ottobre nel caso Tricolor. Un’azienda specializzata nel leasing delle auto, nuove e usate, e nei mutui subprime che faceva soldi coi migranti e le comunità ispaniche a basso reddito negli Stati di Texas, Arizona, Nevada, New Mexico, Illinois. Nel fallimento, s’è trascinata dietro pure un’azienda di ricambi d’auto. “Quando vedi uno scarafaggio, di solito ce ne sono tanti altri”, ha chiosato Dimon.

Se il credito si ferma salta pure la Silicon Valley?

Ma come possono i tremori sul credito anche solo impensierire i colossi della Silicon Valley? Semplice. Stanno investendo spendendo a più non posso, miliardi su miliardi. Che, per quanto si parli di aziende di caratura globale, capaci di instaurare un vero e proprio oligopolio nel digitale, hanno comunque bisogno di ottenere credito dalle banche per mantener fede ai propri impegni. Sarà ricchissimo, mister Zuckerberg. Ma di certo non ha cento miliardi che gli crescono in tasca. Lui, come tutti gli altri colleghi, si avvale dell’ausilio delle banche. Americane e straniere, come i giapponesi di SoftBank che, per rendere ancora più forti i loro investimenti nell’Ai hanno deciso, mesi fa, di sbarazzarsi della partecipazione detenuta nel colosso di Nvidia. Insomma, c’è poco da continuare a spendere e spandere senza ragione. Ed è (anche) in virtù di queste considerazione se, ormai da mesi, si parla apertamente di bolla riguardo all’intelligenza artificiale. Che sicuramente rivoluzionerà il mondo così come lo conosciamo. È tutto da vedere, però, se manterrà fede alle promesse bling-bling, se troverà effettivamente un guadagno e un ristoro chi si impegna a sborsare miliardi su miliardi, manco fossero noccioline, per farsi trovare al posto giusto al momento giusto. Altrimenti, come dice Dimon, non c’è altro che aspettare la prima testa che rotolerà. Chi sarà la nuova Lehmann Brothers. Sperando che i danni, questa volta, non siano così rumorosi come accadde diciotto anni fa. Una crisi, quella, da cui sostanzialmente i mercati occidentali non si sono mai del tutto ripresi.


Torna alle notizie in home