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Supercomputer, Italia quarta potenza mondiale

A Bologna un progetto, finanziato dall'Ue con 430 milioni di euro, punta a fornire una piattaforma di calcolo di nuova generazione

di Dave Hill Cirio -


Quando si parla di supercomputer – l’Italia è la quarta potenza mondiale -, l’immagine che viene in mente è quella di corridoi gelidi pieni di server e uomini in camice bianco. Ma questa recente notizia del nostro primato per capacità di calcolo ad alte prestazioni non è un semplice titolo tecnico. Perché racconta una trasformazione profonda del paesaggio scientifico e tecnologico nazionale, con Bologna come uno dei suoi epicentri.

Supercomputer, il valore dell’Italia

Secondo l’l’HPC World Ranking relativo a quest’anno, il nostro Paese si è affermato tra i leader globali nel calcolo ad alte prestazioni, grazie a infrastrutture come il supercomputer Leonardo e una rete di centri avanzati, tra cui Megaride a Napoli e altre piattaforme collegate. Leonardo, ospitato nel Tecnopolo di Bologna — storico hub di ricerca in cui convergono istituzioni pubbliche, università e centri di innovazione — è associato a una potenza di calcolo che consente milioni di miliardi di operazioni al secondo e rientra tra i sistemi di fascia pre‑exascale collegati alla rete europea EuroHPC.

Ma la potenza in sé non spiega perché l’Italia stia investendo così tanto in questa direzione. Il valore aggiunto è nelle applicazioni reali. Dalla medicina alle previsioni climatiche, dalla ricerca nei materiali alla simulazione di processi complessi. Nel campo sanitario, ad esempio, la capacità di calcolo avanzato permette di accelerare l’analisi genomica, modellare interazioni molecolari e supportare la progettazione di terapie personalizzate. Nella climatologia, i supercomputer generano modelli ad alta risoluzione utili per prevedere eventi estremi e valutare strategie di mitigazione e adattamento. Nei settori industriali, le simulazioni di fluidodinamica e ottimizzazione logistica consentono una riduzione dei costi e un miglioramento dei processi produttivi.

Un salto culturale

I numeri raccontano un salto culturale. Secondo l’Osservatorio Innovative Payments del Politecnico di Milano e rapporti sulle tecnologie digitali, l’Italia ha visto crescere esponenzialmente anche l’adozione di sistemi digitali nelle imprese, con oltre 3,3 milioni di terminali Pos installati e un incremento costante delle transazioni elettroniche. Queste infrastrutture informatiche, integrate con risorse di calcolo avanzato, offrono ora potenzialità di analisi dati su grande scala che in passato erano prerogativa di pochi. Il recente annuncio dell’avvio di uno dei primi supercomputer europei dedicati all’intelligenza artificiale – l’AI Factory – a Bologna, una tappa cruciale.

Il progetto, finanziato dall’Ue con 430 milioni di euro, punta a fornire una piattaforma di calcolo di nuova generazione ottimizzata per applicazioni di intelligenza artificiale. Accanto alla AI Factory, la città ospiterà anche l’installazione di computer quantistici da 140 qubit, sviluppati con fondi del Pnrr e destinati a operare in sinergia con Leonardo e le altre infrastrutture del Tecnopolo. Questa combinazione di supercalcolo tradizionale, intelligenza artificiale e tecnologie quantistiche posiziona Bologna come uno degli snodi più avanzati d’Europa. Non è un caso che l’hub tecnologico attragga studenti, ricercatori e startup. Un recente concorso di calcolo ad alte prestazioni ha visto giovani italiani competere su “Leonardo” con codici propri, segno che l’ecosistema digitale sta permeando anche la formazione ed educazione tecnologica.

Le sfide

Nonostante il prestigio raggiunto, ancora due sfide centrali per trasformare queste potenzialità in vantaggi diffusi. La prima, la formazione di competenze specialistiche, che resta insufficiente rispetto alla domanda di tecnologie nelle imprese italiane. La seconda, l’accessibilità delle infrastrutture. Mentre le grandi università e centri di ricerca usufruiscono di risorse avanzate, molte pmi faticano ancora ad accedere a tali strumenti, limitando la diffusione su scala nazionale dei benefici del supercalcolo. Senza percorsi facilitati di accesso, il rischio è che la tecnologia resti concentrata in pochi poli d’eccellenza.


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