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Attualità

AirFish, la barca volante che rivoluziona i collegamenti marittimi

Le nuove frontiere del trasporto marittimo, l’AirFish apre nuovi scenari.

di Gianluca Pascutti -


Nel 2026 potrebbe prendere forma una delle innovazioni più radicali nel trasporto costiero degli ultimi decenni. Si chiama AirFish, è definita “barca volante” e promette di riscrivere la geografia dei collegamenti a corto raggio grazie a una tecnologia che unisce aerodinamica e navigazione in un unico gesto, l’effetto suolo.

Un veicolo ibrido che vola sull’acqua

L’AirFish non è un aereo, non è un aliscafo e nemmeno un idrovolante. È un WIG (Wing-In-Ground effect craft), un mezzo che sfrutta un principio fisico noto da decenni ma mai portato su scala commerciale con questa maturità. Il funzionamento è sorprendentemente semplice nella teoria e sofisticato nella pratica, quando il veicolo accelera, l’aria compressa sotto le ali viene spinta verso la superficie dell’acqua, creando un cuscinetto aerodinamico che riduce la resistenza e genera una portanza stabile a pochi metri dal mare. È come se la nave “scivolasse” su un tappeto d’aria, sollevandosi e mantenendo quota senza mai comportarsi come un aeromobile tradizionale.

Efficienza energetica: il vero salto di paradigma

La combinazione tra portanza in effetto suolo e resistenza ridotta porta a un risultato che, in un’epoca di transizione ecologica, pesa più della velocità. –80% di consumi e emissioni rispetto a un aereo o un elicottero sulla stessa tratta e –40% rispetto a un traghetto convenzionale.

Numeri che collocano l’AirFish in una categoria a sé. Un mezzo veloce, ma soprattutto sostenibile, capace di ridurre drasticamente l’impatto ambientale dei collegamenti insulari e costieri.

Prestazioni e caratteristiche

L’AirFish promette prestazioni di tutto rispetto, velocità massima: circa 195–200 km/h, velocità di crociera 145 km/h. Il numero di passeggeri abbastanza ridotto almeno per i primi modelli non dovrebbe superare le 10 unità più due persone di equipaggio. Viene alimentato da un motore V8 a benzina. Viene classificato come nave, non aeromobile (segue normative IMO). La scelta di classificarlo come imbarcazione semplifica l’adozione, non servono aeroporti, piste o infrastrutture dedicate. L’AirFish attracca come un normale mezzo marittimo.

Le prime rotte operative

Il 2026 sarà l’anno zero. Le prime tratte commerciali dell’AirFish sono previste in Indonesia, dove l’arcipelago offre centinaia di micro-collegamenti ideali. Successivamente in India, con particolare interesse per le regioni costiere e le isole dell’Oceano Indiano. In Europa i primi collegamenti avverranno in Turchia, dove il mezzo potrebbe inserirsi nei corridoi marittimi tra Egeo e Mar Nero.

Tre mercati diversi, un’unica logica, ridurre tempi e costi su tratte brevi, dove l’aereo è sovradimensionato e il traghetto troppo lento.

Perché interessa anche l’Europa

L’AirFish apre scenari immediati anche per il Mediterraneo. Gli occhi sono puntati sui collegamenti tra isole minori, tratte turistiche stagionali, servizi rapidi tra porti distanti 50–150 km. È un mezzo che parla la lingua della velocità sostenibile, un concetto sempre più centrale nelle strategie di mobilità costiera.


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