Mediterraneo: 15 cadaveri tra Calabria e Sicilia, l’ombra dei naufragi fantasma
Migranti, mareggiate e naufragi fantasma: oltre 15 corpi ritrovati, ONG denunciano più di 1000 dispersi.
Le coste di Calabria e Sicilia sono tornate a essere teatro di una tragedia silenziosa. Le violente mareggiate delle ultime settimane hanno riportato a riva oltre 15 cadaveri di migranti, spinti dalle correnti dopo giorni, forse settimane, trascorsi in mare. Le segnalazioni arrivano da entrambe le regioni. Quattro corpi rinvenuti sul Tirreno calabrese, tra Amantea, Scalea e Tropea, e altri undici tra Trapani, Pantelleria e Marsala. Le condizioni dei corpi, spesso privi di documenti o indumenti, rendono estremamente difficile ogni tentativo di identificazione.
Il ruolo del ciclone Harry
Secondo le prime ricostruzioni, molti di questi decessi sarebbero collegati ai cosiddetti “naufragi fantasma”, tragedie che avvengono lontano dagli occhi di chi potrebbe soccorrere. Il ciclone Harry, che ha colpito duramente il Mediterraneo a fine gennaio, avrebbe causato l’affondamento di diverse imbarcazioni partite dalle coste nordafricane. Le ONG parlano di barche scomparse nel nulla, senza alcuna traccia né segnalazione ufficiale.
Oltre mille dispersi secondo le ONG
Le organizzazioni umanitarie attive nel Mediterraneo denunciano una situazione drammatica. Si stimano oltre 1000 dispersi nelle ultime settimane. Secondo Mediterranea e altre ONG, le autorità italiane, tunisine e maltesi avrebbero rifiutato di avviare missioni complete di ricerca e soccorso, lasciando intere imbarcazioni alla deriva. Una denuncia pesante, che si aggiunge al dato già allarmante delle almeno 487 vittime dall’inizio dell’anno.
Un Mediterraneo sempre più “cimitero”
Il mare che inghiotte e poi restituisce corpi è diventato il simbolo di una crisi umanitaria che non accenna a diminuire. Le mareggiate hanno reso visibile ciò che spesso rimane nascosto, la vulnerabilità estrema di chi tenta la traversata e l’assenza di un sistema di soccorso strutturato e tempestivo.
Indagini in corso
Le procure di Calabria e Sicilia hanno aperto fascicoli per chiarire l’origine dei naufragi, ma la mancanza di testimonianze e di relitti rende le indagini complesse. Intanto, sulle spiagge continuano ad arrivare corpi senza nome, mentre le ONG chiedono con forza un cambio di rotta nelle politiche di ricerca e soccorso.
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