Ets, Italia e Germania all’attacco e la Francia fa le barricate
L'Europa boccheggia ma Parigi (che ha il nucleare) pensa alla fronda politica. Meloni: "Cosa vuol fare l'Ue?"
Ets, ci siamo. “Abbiamo fatto tutto quello che potevamo fare, ora tocca alla Ue”. Speriamo bene, una volta tanto. Le parole del ministro all’Industria Adolfo Urso arrivano a margine del Consiglio sulla Competitività che si è tenuto a Bruxelles. Dove si è parlato, in buona sostanza, solo di una cosa. La sospensione degli Ets e dei dazi carbonici del Cbam. “Una tassa per le imprese”, ha spiegato il ministro chiedendone la sospensione fino a che la revisione non sarà completa. Questa volta, però, dietro all’iniziativa italiana ci sono altri dieci Paesi. E, sembra strano ma è così, c’è pure Berlino. Anzi, c’è soprattutto la Germania. Che, come da tradizione, lascia che siano gli altri ad apparecchiare i tavoli della discussione per poi esercitare tutto il suo peso decisionale.
“Vogliamo riformare gli Ets e farlo subito”
“Vogliamo riformare gli Ets e lo vogliamo fare rapidamente”, ha detto il ministro tedesco all’economia Katherina Reiche. Sa benissimo, e se non lo sa di sicuro glielo ha ripetuto il cancelliere Merz di ritorno dal viaggio d’affari in Cina che ha certificato la fine del surplus teutonico in Asia, che non c’è più tempo da perdere. Non è più solo una questione di prestigio e di primato ma di sopravvivenza per l’industria tedesca. Mai, come in questi anni, finita all’angolo e a serio rischio. “Serve più spazio di manovra e meno regole da Bruxelles”, ha aggiunto Reiche. Il battesimo del fuoco dell’asse italotedesco si gioca, dunque, sul duplice fronte dell’alleggerimento dei costi per le imprese, in particolare quelli per l’energia, e sulla lotta alla superfetazione burocratica di cui Bruxelles s’è resa protagonista negli ultimi anni.
L’ultima ridotta (nucleare) di Parigi
Italia avanti, Germania dietro. Contro c’è Parigi. La Francia non ha gli stessi problemi energetici di Roma e Berlino dal momento che ha conservato l’accesso al nucleare. E può giocare una partita che è squisitamente politica. Quella degli equilibri in seno all’Ue. Il ministro all’Industria Sébastien Martin chiede cautela: “L’Ets ha senza dubbio diversi punti che meritano di essere discussi di nuovo. E in particolare, rispetto alla tassa sul carbonio alle frontiere, che deve essere ulteriormente sviluppata. Ma abolire tutto, non credo che questa sia la posizione della Francia”. L’unica cosa che, semmai, abolirebbero a Parigi sarebbe la ritrovata intesa tra Italia e Germania. Un’alleanza che si basa sui comuni problemi, bypassando gli egoismi (o almeno provandoci) che invece hanno innervato i rapporti tra gli Stati negli ultimi decenni di Europa. In ballo, più che il peso delle bollette, per l’Eliseo c’è l’ultimo barlume di grandeur che sfugge. E si lavora, pertanto, a uno schieramento alternativo in grado di “pesare”.
Gli alleati atomici della Francia
Che ricomprende la Spagna, che con nucleare e rinnovabili non ha sentito minimamente il peso della crisi energetica. C’è poi la Svezia che addirittura prova a rovesciare il tavolo con il ministro all’Energia Ebba Busch: “Il sistema Ets è stato uno degli strumenti di maggior successo dell’Ue per combinare riduzione delle emissioni e crescita economica. Siamo aperti a piccoli aggiustamenti ma non a erodere le basi”. Non c’è bisogno di ricordare che pure Stoccolma ha il nucleare.
Meloni striglia tutti: “Cosa vuol fare l’Europa?”
Nel pomeriggio, la premier italiana Giorgia Meloni ha provato a far piazza pulita delle mormorazioni, rimettendo la questione nei suoi termini. “Se l’Europa vuole contare in un contesto globale che cambia rapidamente deve rafforzare il proprio mercato interno, ridurre gli oneri amministrativi, accelerare la semplificazione normativa. Non c’è più tempo da perdere a partire da una priorità che consideriamo assoluta che sono i costi dell’energia”, ha tuonato da Cipro. “L’impegno che ci siamo assunti è quello di costruire risposte concrete già al Consiglio europeo di marzo perché non possiamo chiedere alle nostre imprese di competere sui mercati globali se strutturalmente pagano l’energia più dei loro concorrenti”. Un prezzo, questo degli Ets, che non vale alcuna candela. Nemmeno quella del prestigio francese.
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