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Attualità

Divise e Politica, ma il Paese reale resta fuori dai Palazzi

di Giuseppe Tiani -


Il circo mediatico inscena processi social e assoluzioni da cabaret, il Paese reale, invece, è più sobrio di chi lo vorrebbe rabbioso. Dopo Rogoredo e le cronache di polizia trasformate in referendum morale, il 57,9 % continua a fidarsi delle forze di polizia. Non è adesione cieca ma discernimento, il Paese non santifica e non lapida, distingue. Ma sta emergendo qualcosa di profondamente politico negli ultimi sondaggi sulla sicurezza, il 59,2 % ritiene inefficaci le politiche del governo sulla sicurezza, nonostante l’impegno del ministro Piantedosi. Una frattura che la politica non può permettersi di ignorare.

Non le uniformi, ma la politica. Non poliziotti e carabinieri, ma la visione. Anche lo scudo penale fotografa una crepa, il 46 % è favorevole, non è maggioranza, ma non è un dato marginale, soprattutto perché non è l’opinione di una sola parte. Tra gli elettori dell’opposizione il 30 % circa lo sostiene, stessa soglia per il PD, un terzo del suo elettorato. La sicurezza attraversa gli schieramenti e scavalca le segreterie, la base è più concreta delle élite che parlano a suo nome.

A un anno dalle elezioni la parte più rilevante della sinistra ha aperto all’ascolto sui temi della sicurezza, ma se non ritrova una connessione reale con le radici di quel mondo e le sue contraddizioni, l’ascolto si ridurrà a un arido tour elettorale o a un maquillage programmatico per il consenso. Sarebbe la conferma di una fragilità culturale che il Paese già percepisce, anche nello smarrimento dell’etica della rappresentanza. Non basta evocare diritti se non si pratica il dovere verso la funzione di sicurezza.

La politica nel suo insieme può apparire debole, oscillando tra giustizialismo da salotto e ordine pubblico da slogan. Manca una grammatica alta e capace di tenere insieme autorità e libertà, tutela e responsabilità, diritti e doveri. L’incognita referendum può radicalizzare ulteriormente il confronto, semplificando ciò che è complesso e dividendo ciò che dovrebbe essere governato. La polarizzazione crescerà non per esigenza del diritto ma per calcolo propagandistico o corporativo.

Da un lato la legalità brandita come manganello retorico, dall’altro la delegittimazione preventiva delle funzioni affidate alla polizia. In mezzo il Paese che chiede efficacia senza rinunciare al controllo democratico del Parlamento e al vaglio di legalità. È un monito che non riguarda le divise, ma la qualità della nostra democrazia. Il compianto Capo della Polizia Prefetto Antonio Manganelli affermava che, quando la polizia deve colmare gli spazi che la politica lascia vuoti, la democrazia muore.


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