Altro che unità. La guerra infiamma lo scontro politico
La richiesta di una posizione unitaria del Parlamento italiano sulla nuova crisi scoppiata in Medio Oriente è stata rispedita al mittente. L’appello del governo in tal senso, che Giorgia Meloni aveva affidato a ministri Tajani e Crosetto in occasione dell’informativa di ieri alla Camera e al Senato, non ha fatto breccia nell’opposizione. Né le parole del titolare della Farnesina, che a Palazzo Madama ha ricordato come “in passaggi delicati e fondamentali bisogna essere uniti” hanno raggiunto lo scopo. E neanche l’irrompere sulla scena di Massimo D’Alema. Dopo essere stato chiamato in causa proprio da Tajani sul bombardamento del Kosovo, D’Alema ha tenuto a ricordare il “discorso con il quale il presidente Berlusconi espresse, il 26 marzo 1999, il suo sostegno all’azione del mio Governo”, ha contribuito a mitigare il clima.
Lo scontro politico
E se possibile, il riferimento di Guido Crosetto al fatto che l’attacco all’Iran sia avvenuto “fuori dalle regole internazionali” ha reso gli animi ancora più incandescenti. Addirittura, attaccano dall’opposizione, il riferimento ai bombardamenti di sabato scorso è totalmente assente nella risoluzione di maggioranza. Nel documento si apre invece espressamente alla possibilità di concedere l’uso delle basi militari in Italia alle forze americane. Altro punto fortemente contestato da Pd, 5 Stelle e Avs che chiedevano un impegno del governo in senso esattamente opposto. Con Giuseppe Conte che ha puntato il dito contro il fatto che non c’è stata “ancora nessuna parola di condanna degli attacchi armati degli Stati Uniti e di Israele che sono in violazione del diritto internazionale”.
L’assenza di Giorgia Meloni in Parlamento
Ma su tutte, la critica più aspra e diffusa è stata quella destinata a Giorgia Meloni. L’assenza della premier in Parlamento e la scelta di affidare la pratica ai ministri degli Esteri e della Difesa, ha tenuto banco per tutta giornata. Anche dopo che l’informativa della Presidente del Consiglio è stata fissata per mercoledì prossimo. “Serve una linea politica” e doveva essere Giorgia Meloni a darla in Parlamento. Anche per “parlare al Paese, che è giustamente preoccupato”, ha incalzato Elly Schlein. Poi dalla segretaria dem è partita la richiesta di un impegno del governo a fermare gli attacchi di Iran e Israele. Una risposta sul punto è giunta da Guido Crosetto.
Gestire le conseguenze della crisi in Medio Oriente
Il ministro della Difesa ha infatti detto a chiare lettere che “non esiste Paese europeo o in generale, a livello mondiale, che possa dire o convincere Israele e gli Stati Uniti a interrompere questa guerra”. La stessa “Europa è impossibilitata a fermare questa guerra”. E può solamente “gestire le conseguenze”, ha aggiunto. Un bagno di realtà che può non piacere ma del quale bisogna prendere atto. E sulla stessa lunghezza d’onda, quella della concretezza, sembra porsi anche Matteo Renzi. Che però non si fa scappare l’occasione di punzecchiare il governo. A partire dall’assenza in Aula di Giorgia Meloni, passando per gli attacchi rivolti al ministro Tajani, accusato di aver tenuto un intervento “raccapricciante per mediocrità”, fino ad arrivare a gettare benzina sui discussi rapporti tra l’intelligence e il ministero della Difesa. Un passaggio rispetto al quale Crosetto non può esimersi dal replicare di avere “piena fiducia in Alfredo Mantovano”.
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