Export pasta sotto scacco: dai dazi a Hormuz, ecco perché
Se i costi energetici e di trasporto non dovessero rientrare, i pastai saranno costretti a ribaltare ulteriormente i rincari sul prodotto finito
Pasta italiana sotto scacco: l’allarme di Margherita Mastromauro sull’export tra crisi noli e “muro” di Hormuz.
La leadership mondiale della pasta italiana si trova ad affrontare una tempesta perfetta che minaccia di tagliare i ponti con i mercati dell’Oriente: export a rischio.
L’allarme dei pastai italiani
La denuncia arriva direttamente dalla presidente dei Pastai di Unione Italiana Food, Margherita Mastromauro, che ha tracciato un quadro critico. Instabilità geopolitica in Medio Oriente e chiusura dello Stretto di Hormuz stanno letteralmente strozzando le esportazioni.
Non si tratta solo di tragitti più lunghi e ritardi nelle consegne. I costi delle assicurazioni e dei noli verso aree strategiche come Emirati, Cina, Giappone e Giordania sono diventati impressionanti, rendendo proibitivo persino l’invio dei campioni di prodotto via aerea a causa di tariffe esorbitanti.
Una catena: pericolo per l’agricoltura
Il rischio non è limitato al solo commercio, ma tocca il cuore pulsante della produzione agricola nazionale. Il blocco delle rotte sta innescando un’impennata dei prezzi dei fertilizzanti provenienti proprio da quelle aree, con il pericolo concreto di cali drastici sia nella quantità che nella qualità del grano duro italiano ed europeo.
A questo si aggiunge la pressione dei dazi americani che, nonostante i recenti successi diplomatici ottenuti per rivedere le aliquote antidumping, continuano a pesare sulla competitività del nostro prodotto negli Stati Uniti, che restano il secondo mercato di sbocco mondiale dopo la Germania.
Da dimenticare i “record” passati
I dati dell’export relativi al 2025, elaborati su base Istat, fotografano un settore che ha raggiunto le 2.456.940 tonnellate per un valore complessivo di quasi 4 miliardi di euro, segnando una crescita del 2,1% rispetto all’anno precedente. Tuttavia, questo incremento appare modesto se confrontato con il travolgente balzo del 9% registrato nel 2024.
Sebbene l’Italia si confermi leader culturale e produttivo con 4,2 milioni di tonnellate realizzate su un totale mondiale di 17 milioni, la contrazione dei volumi in Asia del 6,7% e in Africa del 7,6% segnala chiaramente l’impatto della crisi logistica.
Un sistema che può non reggere
Mentre mercati storici come la Germania e la Francia tengono con crescite intorno al 4%, e nuove frontiere come l’Australia segnano balzi record del 17,4%, l’incertezza legata alle politiche internazionali e al caro gasolio tormenta gli industriali. La preoccupazione maggiore di Margherita Mastromauro riguarda la tenuta del sistema nel medio periodo.
Se i costi energetici e di trasporto non dovessero rientrare, i pastai saranno costretti a ribaltare ulteriormente i rincari sul prodotto finito, mettendo a dura prova la resilienza di un settore che esporta oltre il 60% della propria produzione in più di 200 Paesi.
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