L’Italia estrada negli Usa Xu Zewei, la spia “fantasma” cinese
Si conclude dopo quasi dieci mesi di isolamento e battaglie legali il soggiorno in carcere a Milano di una presunta spia cinese.
Estradata la spia cinese
Xu Zewei, il presunto hacker di Stato, consegnato dal governo italiano alle autorità degli Stati Uniti. La sua parabola in Italia, iniziata il 3 luglio 2025. Quella che doveva essere una vacanza o uno scalo tecnico, trasformata in una trappola perfetta. Appena sbarcato all’aeroporto di Milano Malpensa, la Polizia di Frontiera bloccò Xu su richiesta dell’Fbi.
Da quel momento, per il trentatreenne cinese il soggiorno dietro le sbarre della Casa Circondariale di San Vittore, mentre sopra la sua testa si scatenava una tempesta diplomatica tra le due superpotenze mondiali.
Il conflitto Usa-Cina
Durante la lunga detenzione nel carcere milanese, Xu ha cercato disperatamente di evitare il trasferimento oltreoceano. La sua difesa ha giocato la carta dello “scambio di persona”, sostenendo che Xu fosse un cittadino qualunque vittima di un errore colossale.
Ma la Corte d’Appello di Milano ha ritenuto le prove fornite dal Dipartimento di Giustizia americano schiaccianti. Gli Usa lo accusano di essere un membro chiave del gruppo Hafnium, l’unità d’élite del cyber-spionaggio di Pechino che avrebbe violato i database di università e centri di ricerca americani per sottrarre i segreti dei vaccini anti-Covid.
Nonostante il pressing asfissiante del Consolato cinese a Milano, che ha garantito assistenza legale costante per scongiurare la consegna agli americani, il via libera definitivo della Cassazione ha spalancato le porte del carcere per il volo verso gli Stati Uniti.
E ora?
L’estradizione di Xu Zewei non solo un atto giudiziario, ma un indiretto messaggio politico. Consegnando un presunto “pezzo da novanta” del cyber-spionaggio cinese al DoJ, l’Italia sceglie di blindare l’asse atlantico, proprio in una fase in cui i rapporti con Washington erano apparsi appannati da divergenze strategiche. Roma riafferma la sua fedeltà agli Usa nel dossier più sensibile: la sicurezza digitale.
Tuttavia, questa mossa rappresenta un rischio calcolato ma pesantissimo nei confronti di Pechino. Mentre il governo italiano cerca di ricucire i rapporti commerciali post-Via della Seta, l’eventuale accusa cinese di essere diventati “complici” degli Stati Uniti rischia di innescare ritorsioni economiche su un export che per l’Italia è vitale.
E se il Dragone…
In questo scenario, l’Italia si conferma un campo di battaglia della “guerra fredda tecnologica”. La permanenza di Xu a San Vittore, lo specchio di un Paese stretto tra il dovere di alleato della Nato e la necessità di essere partner economico della Cina.
Con l’uscita di scena dell’hacker, consegnato agli agenti federali americani sulla pista di Malpensa, chiuso il capitolo giudiziario milanese, aperta una fase di incertezza diplomatica. L’Italia ha dimostrato che, quando il gioco si fa duro, la sicurezza atlantica prevale sulla convenienza economica, anche a costo di sfidare apertamente l’ira del Dragone.
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