Il paradosso del food: amato da tutti ma non si trovano addetti
La denuncia di Confartigianato, le imprese non trovano personale qualificato
La nostra cucina sarà pure Patrimonio Unesco dell’Umanità ma non si trovano più artigiani nel comparto food. L’ultimo paradosso del mismatch, ossia dello iato – evidentemente incolmabile – tra la domanda e l’offerta di lavoro in questo Paese, è di quelli che colpiscono al cuore. Non c’è niente di cui, in Italia, si vada più orgogliosi che della carbonara, delle ricette tradizionali, dell’eccellenza agroalimentare. Eppure non si trovano lavoratori disposti a passare la vita tra laboratori e cucine.
I numeri del food: mancano artigiani
Secondo Confartigianato, che ieri pomeriggio ha tenuto alla Camera dei Deputati un incontro dedicato proprio alla “Intelligenza artigiana a tavola” non si trovano (almeno) 68mila addetti. Mancano fornai, pasticcieri, gelatai, esperti nell’ambito conserviero. Sono numeri, quelli snocciolati dall’organizzazione di categoria, che fanno spavento. Restano vuote 68.160 posizioni lavorative. In testa a tutti, per colmo del paradosso, due Regioni che hanno una tradizione gastronomica e alimentare di tutto rispetto. E cioè Emilia-Romagna, dove mancano poco meno di 9mila addetti (8.910 su 21.660) e Campania, dove non si trovano 8.560 lavoratori su una platea complessiva che sfiorerebbe i 25mila addetti.
Italia senza più esperti?
Segue, poi, la Lombardia con 7.640 “fantasmi” irrintracciabili. Male pure il Veneto (che cerca senza successo 7.520 addetti) e persino la Puglia (dove ne servirebbero altri 6.980). Il giro d’Italia prosegue tra Piemonte e Valle d’Aosta (5.880 operatori introvabili su 13.500 complessivi) e giù si finisce in Sicilia, dove si ricercano – senza successo – 4.240 artigiani. Mancano, lamentano le imprese, lavoratori qualificati per poter assumere i ruoli richiesti da un comparto che, nel 2025, è stato trainante nelle esportazioni segnando un gustosissimo aumento degli affari stimato in circa il 4,3 per cento. In teoria ci sarebbe spazio, e ambiti di specializzazione, per tutti.
Lo scenario
L’Italia conta 330 prodotti agroalimentari riconosciuti dall’Unione europea con i marchi Dop, Igt e Stg, ai quali si affiancano 530 vini di qualità riconosciuti a livello europeo e 5.717 prodotti agroalimentari tradizionali, espressione delle diverse culture gastronomiche del Paese. Un Paese che si inorgoglisce, giustamente, del valore delle sue eccellenze, del suo “food” ma in cui si trovano poche persone disposte a scorciarsi le maniche perché la grande tradizione gastronomica nazionale possa infuturarsi.
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