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Addio al re del tabacco: la morte di Hartono, patron del Como

La sua scomparsa non dovrebbe oscurare l'obiettivo Champions e quello dell'adeguamento dello stadio Sinigaglia agli standard Uefa, sfida necessaria per evitare di dover giocare le auspicate partite europee lontano dal Lago

di Dave Hill Cirio -


Il mondo dell’imprenditoria internazionale e del calcio italiano in lutto per la morte all’età di 86 anni Michael Bambang Hartono, l’uomo più ricco d’Indonesia e patron, insieme al fratello Robert Budi, del Como 1907. Cofounder dell’impero Djarum (gigante del tabacco e dei chiodi di garofano) e azionista di maggioranza della Bank Central Asia, Hartono era un filantropo e un appassionato di bridge, sport che lo aveva visto competere ai massimi livelli mondiali.

La scalata del Como: dal fallimento al sogno Champions

Gli Hartono acquisirono il Como nel 2019, tramite la società Sent Entertainment, rilevandolo dal tribunale fallimentare per meno di un milione di euro. Da quel momento, una crescita verticale. In campo un progetto basato sulla sostenibilità e sull’eccellenza, che ha portato il club dalla Serie C alla Serie A in tempi record.

Oggi il Como di Cesc Fàbregas si trova al quarto posto solitario in classifica, dopo aver battuto la Roma nello scontro diretto. Con il 50,7% di probabilità (dati Opta), i lariani sono i favoriti per un posto nella prossima Champions League, davanti a corazzate come Juventus e Roma.

Cosa succede ora al club?

La morte di Michael non dovrebbe scuotere la stabilità finanziaria del club. Il controllo passa interamente al fratello Robert Budi e alla famiglia, con il ceo Mirwan Suwarso saldo alla guida operativa. L’obiettivo dichiarato resta la redditività e l’adeguamento dello stadio Sinigaglia agli standard Uefa, sfida necessaria per evitare di dover giocare le auspicate partite europee lontano dal Lago.


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