L’ultima di Trump: ora ci mette la firma (sui dollari)
America not great again, Elon Musk mobilita i fans per sostenere l'Ipo su SpaceX
È tutta una questione di protagonismo: c’è chi ci mette la faccia e chi, come Trump, ci mette la firma, sui dollari. I dem lo sfottono ma Elon Musk, se possibile, riesce a fare pure di meglio. Lui, l’ex primadonna del Doge, l’uomo più ricco del mondo, il Creso digitale, ci mette i fans. E punta sulla sua “fanbase” per piazzare (almeno) il 30 per cento delle azioni di SpaceX. È tutta una questione di protagonismo. E se non è ancora tornata grande, almeno l’America è di nuovo quella nazione in cui tutto può succedere.
Trump firma i dollari
Iniziando dalla Casa Bianca. Dove (formalmente) per celebrare i 250 anni dalla fondazione degli Stati Uniti, saranno emesse nuove banconote firmate direttamente dal presidente Donald Trump. Per la prima volta nella storia, negli Usa, accade una cosa del genere. Il Segretario al Tesoro, Scott Bessent, è orgoglioso del fatto che The Don ha deciso di aggiungere, sui verdoni, la propria firma accanto alla sua. Lui, però, ha un’altra spiegazione per la nuova veste dei dollari. Sarebbe un segnale meraviglioso, un tributo all’uomo che ha restaurato la forza e potenza degli Stati Uniti: “Sotto la guida del presidente Trump, siamo sulla strada verso una crescita economica senza precedenti, un duraturo predominio del dollaro, nonché forza e stabilità fiscale”.
Un mondo meraviglioso
Non ditelo, per favore, alle Monarchie mediorientali che stanno infuriate perché il petrodollaro non basta più a garantirne la sicurezza. Non ditelo neanche a quelle teste d’uovo della Fed che temono il ritorno in grande stile dell’inflazione. E non ditelo soprattutto a Trump che del dollaro forte non sa che farsene. “Non esiste modo più potente per riconoscere gli storici traguardi del nostro grande paese e del presidente Donald J. Trump se non attraverso le banconote del dollaro statunitense che recano il suo nome”, ha aggiunto Bessent, secondo cui “è dunque quanto mai opportuno che questa storica valuta venga emessa in occasione del Semiquincentenario”. Ecco, già basta l’aver citato il “semiquincentenario” per mettere le cose al loro posto. Magari insieme alle scarpe, di chissà quanti numeri più grandi (Trump, si sa, ritiene che l’intelligenza sia direttamente proporzionale all’orma che si lascia in terra), che gli hanno regalato alla Casa Bianca.
Musk mobilita i fan
Ma se basta questo per sconvolgere le vostre menti ordinarie, non leggete oltre. Non vi conviene pensare a cosa s’è messo in testa di fare quell’altro bel tomo di Elon Musk. Ha un’Ipo da presentare in Borsa. Vuole che sia storica. Vorrebbe bruciare tutti i record, vorrebbe – in realtà – lasagnare il suo nuovo arcinemico, Sam Altman e la sua OpenAi, facendolo arrivare secondo nella gara delle capitalizzazioni ultramiliardarie. C’è, però, un problema. Fissare un valore, alzare tanto l’asticella, rischia di far fallire l’obiettivo. Se ti poni il traguardo e come primo atto di vita non lo raggiungi è chiaro che tutto è destinato a tracollare. E allora, come si fa considerando che i soldini in giro (quelli veri, eh) sono pochi e che le scosse telluriche sul mercato del credito privato stanno facendo tremare i mercati finanziari? Semplice, bisogna puntare sulla propria fanbase. Elon ha intenzione, perciò, di puntare forte sugli investitori cosiddetti retail. Cioè sui risparmiatori privati. Almeno il 30 per cento del capitale sociale sarà destinato a loro. In giro c’è già chi urla alla rivoluzione, magari “democratica”, della finanza. Come se democrazia e finanza avessero qualcosa in comune. Si tratta di un escamotage (importante) per allargare le maglie dei potenziali investitori, frammentare le minoranze e rastrellare denari monetizzando anni e anni di attivismo mediatico. Così facendo, s’è già impennata di oltre 75 miliardi di dollari la valutazione globale dell’azienda. E non è poco.
Una cortina fumogena
Chissà quanto durerà. Intanto, un obiettivo Elon Musk l’ha raggiunto: far dimenticare al mondo (e all’America degli investimenti) che Tesla continua a perdere quota in Borsa e lo fa, ormai ininterrottamente, da cinque settimane. E che sia proprio questo l’obiettivo lo conferma pure il siluramento di Angela Zepeda, direttrice marketing di X. La piattaforma avrebbe dovuto portare hype (e pubblicità) per decine di miliardi al gruppo. Cosa che non è accaduta. X ha costretto il gruppo a ridimensionare gli obiettivi che puntavano a un’Ipo da mille miliardi di dollari. Un po’ come Trump, che durante il momento peggiore della sua presidenza si picca di firmare banconote da 100 dollari per celebrare successi che vede solo Bessent, Musk ha un obiettivo e alza una cortina fumogena per nascondere i problemi. Ciò mentre quel cattivone di Sam Altman ha ottenuto, dai (soliti) giapponesi di SoftBank un prestito da ben 40 miliardi di dollari proprio per OpenAi.
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