La guerra dei minerali e l’ombra di Pechino in California: l’amministrazione Trump al lavoro per contrastare la Cina
Dai nuovi accordi con l'Australia per i metalli critici fino all’arresto dell’ex prima cittadina di Arcadia: la duplice strategia di Washington contro l’influenza di Pechino
Mentre il mondo lamenta l’alto prezzo del petrolio e della benzina a causa del conflitto in essere con l’Iran, poca attenzione viene prestata al costo eccessivo dei minerali che potrebbe avere un effetto ancora più dirompente sull’economia globale.
Per decenni la Cina ha avuto il controllo sul mercato delle terre rare, addirittura occupandosi fino al 90% della raffinazione di alcuni di questi minerali che servono praticamente a tutto: dalla produzione dei cellulari ai moderni aerei da caccia a reazione. E Pechino ha cercato di usare questo suo predominio come arma economica contro gli Stati Uniti. L’obiettivo cinese è quello di rallentare lo sviluppo tecnologico dell’America, privandola degli elementi delle terre rare che sono stati definiti dagli esperti di economia come “vitamine dell’industria moderna e motore silenzioso dello sviluppo del globo”.
Alcuni materiali essenziali per il settore elettronico e quindi per l’industria della difesa come l’itrio sono aumentati di prezzo in maniera esorbitante a causa delle restrizioni della Cina sulle esportazioni. Pechino infatti produce più dell’85% dell’itrio mondiale.
La risposta di Trump: miliardi e nuove alleanze per spezzare la dipendenza
L’amministrazione Trump per contrastare e scardinare questo sistema di approvvigionamento sta cercando di rafforzare e creare nuove alleanze con nazioni ricche di minerali.
Per esempio gli Stati Uniti hanno rinnovato il loro accordo con l’Australia per accelerare l’estrazione e la lavorazione di tungsteno, itrio e altri minerali chiave come vanadio, alluminio e grafite. Gli investimenti previsti superano i 3,5 miliardi di dollari, quasi il doppio rispetto alla precedente intesa.
USA Rare Earth (USAR) ha annunciato un accordo definitivo per acquisire il 100% del gruppo brasiliano Serra Verde che si occupa dell’estrazione, lavorazione e produzione di terre rare, per un valore di circa 2,8 miliardi di dollari. “Il mondo è diventato sempre più dipendente da una sola fonte ed è giunto il momento di rompere questa subordinazione” ha detto Barbara Humpton, CEO di USA Rare Earth, a Squawk Box di CNBC.
Sul fronte diplomatico il governo Trump ha fatto pressione anche su istituzioni come il FMI e la Banca Mondiale per l’abbattimento del controllo cinese sulle terre rare.
Oltre al Brasile, anche Cile, Perù e Argentina hanno giacimenti di importanza globale. E a marzo il Pentagono ha annunciato un accordo da 96 milioni di dollari per acquistare i minerali da un nuovo fornitore: la Malesia.
La Cina domina la raffinazione dei materiali delle terre rare ed è per questo che il Presidente americano ha annunciato un investimento di 400 milioni di dollari in MP Materials, un’azienda che lavora per la raffinazione dei minerali e che potrebbe sviluppare questa capacità in modo completamente soddisfacente per le esigenze statunitensi entro il 2028.
La sindaca di Arcadia si dimette: accusata di essere agente di Pechino
Ma la Repubblica Popolare Cinese non è un problema solo per la gestione delle terre rare per il Tycoon. Prova ne è la recente notizia riguardante un amministratore della California meridionale.
La sindaca di Arcadia (un sobborgo di Los Angeles in California), Eileen Wang, infatti, si è ufficialmente dimessa e ha accettato di dichiararsi colpevole di aver agito come agente illegale non registrato per conto del governo cinese.
La Wang non si è dichiarata colpevole di spionaggio, ma di aver violato l’obbligo legale di registrarsi presso il governo statunitense come agente straniero mentre eseguiva ordini per Pechino.
È stata accusata di aver eseguito disposizioni di funzionari cinesi come ad esempio la condivisione di articoli favorevoli a Pechino senza previa notifica al governo statunitense così come previsto dalla legge.
Tra il 2020 e il 2022, la donna ha gestito insieme al suo ex fidanzato il sito US News Center, spacciato per un portale di notizie locali indipendente per la comunità cino-americana.
La sindaca rischia ora una pena di dieci anni di reclusione in una prigione federale. I suoi avvocati hanno dichiarato in un comunicato che la loro assistita riconosce la gravità dell’accusa e si assume la responsabilità dei reati commessi in passato a livello personale.
E infatti il direttore generale dell’amministrazione comunale, Dominic Lazzaretto, ha confermato tramite una nota che le condotte illecite sono cessate prima del suo insediamento e che nessun fondo pubblico, risorsa o dipendente comunale è stato coinvolto nella vicenda.
La Wang infatti era stata eletta nel consiglio comunale nel novembre 2022. Ad Arcadia il ruolo di sindaco viene assegnato a rotazione tra i membri del consiglio stesso, motivo per cui aveva assunto la carica di prima cittadina pur essendo sotto osservazione da parte delle autorità federali già da diverso tempo.
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