Transizione 5.0, il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso corre ai ripari per tentare di ricucire lo strappo con il mondo produttivo: convocato per mercoledì primo aprile al Mimit un tavolo di confronto urgente. L’incontro, deciso d’intesa con il Mef e il ministero per gli Affari Europei, verterà sul futuro del credito d’imposta Transizione 5.0 per l’anno 2025.
Lo scontro: Confindustria accusa il governo di “fiducia violata”
La convocazione arriva in un clima di estrema tensione, scaturito dalle ultime decisioni del Consiglio dei Ministri in merito al Dl Fiscale. Quella che doveva essere una manovra di sostegno all’innovazione si è trasformata, secondo le principali sigle industriali, in un inaspettato taglio lineare.
Dura, la reazione di Confindustria, che parla apertamente di “fiducia violata”. Al centro della contesa la riduzione retroattiva delle aliquote. Molte imprese che avevano già pianificato o avviato investimenti in digitalizzazione e sostenibilità si sono viste decurtare il credito d’imposta atteso fino al 65%.
Imprese “esodate” e stop agli investimenti green
La protesta degli industriali non riguarda solo l’entità dei tagli, ma il metodo. Cambiare le regole del gioco a partita iniziata mette a rischio il principio di legittimo affidamento su cui si basa il rapporto tra Stato e imprese.
Confindustria sottolinea come questa incertezza normativa rischi di bloccare miliardi di euro di investimenti privati, proprio mentre l’Italia è chiamata a rispettare le rigide scadenze del Pnrr entro il 2026.
Particolarmente critico il capitolo sull’energia. L’esclusione di alcuni incentivi per il fotovoltaico ad alta efficienza ha lasciato scoperte le aziende che puntavano sulla transizione ecologica per abbattere i costi bolletta. Il tavolo del primo aprile al Mimit per Transizione 5.0, l’ultima chiamata per evitare una paralisi delle imprese. In particolare, del settore manifatturiero. Da trovare, una mediazione politica nel percorso di conversione del decreto.