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Rai: l’organizzazione sindacale si interroga sul futuro della rete

di Redazione -


di Marco Cuppoletti Vice Segretario Generale Confsal Libersind

Con l’approssimarsi di un evento che coinvolgerà la RAI definendone il futuro per gli anni a venire, la nostra Organizzazione Sindacale Confsal Libersind si è interrogata su quali possono essere le scelte vincenti per portare in zona di sicurezza il Servizio Pubblico Radiotelevisivo.

Il 30 aprile 2027 infatti, è prevista la scadenza della convenzione decennale con cui lo Stato affida alla RAI l’esercizio del Servizio Pubblico Radiotelevisivo. Tale compito si concretizza attraverso l’espletamento degli adempimenti previsti dal contratto di servizio.

Il processo di rinnovo della convenzione non è però del tutto scontato, stante il possibile interesse di altri soggetti a concorrere per tale affidamento.

Per questo motivo la RAI deve fare leva sui due pilastri che la distinguono dagli altri possibili competitors, ovvero il possesso delle Sedi Regionali e della Radiofonia organizzata per la diffusione nazionale e regionale.

Al fine di affermare con certezza il ruolo di Servizio Pubblico Radiotelevisivo la RAI deve concentrare al massimo gli sforzi aziendali verso la valorizzazione ed il rilancio di questi due basilari assets.

Per quanto riguarda le Sedi Regionali, si deve superare l’attuale appiattimento produtivo teso soltanto a garantire la produzione dei brevi notiziari televisivi e radiofonici quotidiani, avviando una massiccia riorganizzazione sia sul piano editoriale sia su quello produttivo affinchè si renda possibile confezionare contenuti multimediali in grado di raccontare il territorio in tutti i suoi aspetti: turistici, artistici, culturali, industriali, artigianali, sportivi, nel rispetto anche delle minoranze linguistiche.

Nell’alveo della progressiva trasformazione della RAI da semplice broadcaster a Multimedia Company, che non deve limitarsi al solo acquito di contenuti prodotti da terzi, sarà necessario implementare notevolmente la piattaforma RAIPLAY, la quale può consentire la facile e piena la fruizione dei contenuti prodotti dalle Sedi Regionali RAI, rendendoli quindi disponibili in rete a livello globale, cosa di sicuro interesse anche per i tanti milioni di italiani residenti all’estero.

Sul fronte della Radiofonia, la tecnologia di trasmissione digitale DAB+ deve essere utilizzata non certo per doppiare l’attuale rete di diffusione FM (poiché non se ne intravvede una reale utilità a fronte di ingenti investimenti infrastrutturali), bensì per realizzare un’affidabile e capillare diffusione del canale ISORADIO a servizio degli ascoltatori radiofonici che si muovono in auto sulla rete stradale e autostradale. Tali ascoltatori del resto costituiscono la quasi totalità degli oltre 35 milioni di contatti giornalieri che vanta il mezzo radiofonico nel suo complesso.

Il canale ISORADIO, così ristrutturato dopo il periodo di progressivo degrado della sua rete di diffusione analogica che ne ha ridotto notevolmente la copertura territoriale, costituirebbe la risposta autorevole del Servizio Pubblico Radiotelevisivo alla sicurezza stradale attraverso la diffusione di informazioni essenziali sullo stato della circolazione stradale ed autostradale e sulle eventuali emergenze in atto.

A coloro i quali facessero notare che le nostre riflessioni ipotizzano costi organizzativi ed infrastrutturali importanti, rispondiamo che traggono spunto da quanto già ampliamente previsto dal contratto di servizio che la RAI in realtà non ha mai attuato e che comunque, sia il prodotto multimediale a carattere regionale, sia un canale ISORADIO accattivante per i radioascoltatori, possono costituire ambiti di raccolta pubblicitaria ancora tutti da esplorare e valorizzare.

Con tali convinzioni stiamo cercando di stimolare il dibattito sindacale e politico sul futuro prossimo del Servizio Pubblico Radiotelevisivo.


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