L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Attualità

La pressione fiscale al top fa diventare no-tax pure Avs

I dati Istat scatenano il dibattito. E Bonelli parla come Milei

di Maria Graziosi -


Fermi tutti: l’Istat ha rivelato che nel quarto trimestre dell’anno scorso la pressione fiscale è salita oltre il 50% e che nel 2025, in generale, ha raggiunto il 43,1% del Pil. Segnando una crescita dello 0,7% rispetto al pur roboante livello del 42,4% a cui s’era attestata l’anno passato. Come sempre accade quando le tasse sono troppo alte, è successo che il reddito disponibile delle famiglie è sceso (-0,4%) e pure la capacità di risparmio degli italiani ha accusato il colpo (-0,8%). Anche questo, purtroppo, ci chiede l’Europa per rientrare nei parametri irrestringibili del Patto di Stabilità (senza crescita).

Pressione fiscale al top, insorge…Avs

Ci sarebbe da attendersi una (giusta) levata di scudi del mondo liberale. E invece, rullo di tamburi, ecco che a reggere la bandiera della lotta alle tasse e della necessità di abbattere la pressione fiscale arrivano niente poco di meno che i Cinque Stelle e persino i neo-thatcheriani di Alleanza Verdi e Sinistra. Bonelli studia da Reagan: “I dati diffusi dall’Istat certificano una realtà preoccupante: mentre la pressione fiscale aumenta, arrivando al 51,4% nell’ultimo trimestre del 2025, mai così alta da 11 anni, il potere d’acquisto delle famiglie italiane continua a diminuire. È la fotografia di un fallimento politico ed economico”. L’argentino Javier Milei, quello che s’è fatto eleggere presidente imbracciando la motosega per sfrondare tasse, balzelli e burocrazia, non avrebbe saputo dirlo meglio. Peccato, però, che a dirlo sia stato uno dei leader che, nel dibattito relativo all’ultima manovra finanziaria, ha chiesto, con forza, l’introduzione della patrimoniale. Un’altra tassa, ça va sans dire. Oltre alle gabelle sulle case sfitte. Due provvedimenti che, se adottati, avrebbero stangato letteralmente la piccola proprietà immobiliare italiana.  

La versione del M5s (ah, quel Superbonus)

“Nell’ultimo trimestre del 2025 la pressione fiscale ha raggiunto il 51,4%, mentre diminuiscono la propensione al risparmio e il potere d’acquisto delle famiglie con un cittadino su quattro a rischio povertà”. Gli fa eco (a Bonelli, non a Milei) la pentastellata Mariolina Castellano. Non è mai troppo tardi, evidentemente, per fare dietrofront. Anche se, ed è giusto notarlo, la posizione del M5S (almeno) sulla patrimoniale non era la stessa di Avs. E, probabilmente, il compagno di partito Turco centra il punto: “I dati Istat certificano in modo inequivocabile il fallimento della linea economica austera dal ministro Giorgetti, aggravata dall’adesione al nuovo Patto di stabilità, supinamente firmato nel 2024. Questa strategia, costata sacrifici a cittadini e imprese, non è servita a nulla”. Pure perché, dice l’Istat, il rapporto debito-Pil è fermo al 3,1%. Il guaio, però, è che pesa ancora (e tanto, troppo) quel Superbonus così caro a Giuseppi Conte.  


Torna alle notizie in home