Netanyahu ha davvero in mano le “carte” di Epstein contro Trump?
Un viaggio tra intelligence, cyber-spionaggio e il silenzio dei media americani
Netanyahu ha davvero in mano le “carte” di Epstein contro Trump? Il mainstream informativo Usa liquida il dossier sul finanziere morto suicida in carcere come un caso di cronaca nera. Ma alcune testate d’inchiesta tracciano una rotta diversa: quella del kompromat di Stato.
Israele e gli Epstein files
Dai legami oscuri tra Robert Maxwell e il Mossad fino alle società hi-tech di Ehud Barak, ecco perché il controllo degli archivi scomparsi del predatore di Palm Beach potrebbe essere la vera chiave del rapporto (forzato) tra Netanyahu e Donald Trump. Un viaggio tra intelligence, cyber-spionaggio e il silenzio dei media americani.
L’ombra del Mossad sui file Epstein
Di fronte alle anomalie della politica estera americana in Medio Oriente, molti osservatori si pongono la stessa domanda. Esiste un livello di pressione invisibile che lega i due leader? Oltre le ipotesi, esistono fatti concreti, legami societari e figure d’intelligence che rendono questa tesi molto più di una semplice suggestione.
L’eredità Maxwell: una questione di famiglia
Per capire il presente, bisogna guardare al passato. Robert Maxwell, padre di Ghislaine (la complice di Epstein), non era solo un magnate dei media. Alla sua morte nel 1991, fu sepolto sul Monte degli Ulivi con gli onori di un eroe di Stato. L’allora primo ministro Shamir dichiarò: “Ha fatto per Israele più di quanto si possa dire”.
Secondo le inchieste della giornalista investigativa Whitney Webb (autrice di One Nation Under Blackmail), la rete di Epstein non era un’impresa criminale isolata, ma l’evoluzione di un asset d’intelligence iniziato dai Maxwell.
Lo scopo? Creare un sistema di “honey pot”, di trappole sessuali utili a raccogliere materiale ricattatorio contro le élite globali.
Il nodo Ehud Barak e la tecnologia di sorveglianza
Il legame più concreto tra lo Stato di Israele e Jeffrey Epstein passa per Ehud Barak, ex primo ministro e rivale, ma anche “socio” di Netanyahu in diverse fasi storiche.
lo dicono i fatti. Epstein ha finanziato con milioni di dollari la società di Barak, la Carbyne911, specializzata in sistemi di sorveglianza e gestione dati per le emergenze.
Il board di Carbyne911, interessante. Nel consiglio di amministrazione sedevano figure legate all’Unità 8200 (il braccio cyber del Mossad) e finanziatori vicini a Donald Trump come Peter Thiel.
Il filo che unisce tutto
L’ipotesi che emerge da queste analisi è chiara. Epstein serviva come “condotto” finanziario per inserire tecnologie di sorveglianza israeliane nel cuore delle infrastrutture americane.
In questo contesto, i video registrati nelle ville di Epstein non sarebbero finiti solo nei file dell’Fbi, ma in un archivio parallelo gestito da chi ha fornito il supporto tecnologico per realizzarli. Netanyahu “gestisce” oggi l’archivio di Epstein per tenere in scacco Trump?
Il silenzio degli Usa e il dossier “kompromat”
Mentre media come il New York Times e la Cnn si concentrano esclusivamente sull’aspetto pruriginoso delle vicende o sulle vittime di Epstein, testate indipendenti come Drop Site News evidenziano come l’intelligence americana sia “paralizzata” di fronte al caso Epstein.
Se Israele ha ereditato l’archivio di Epstein – come suggerito da ex ufficiali dell’intelligence militare come Ari Ben-Menashe – Netanyahu avrebbe in mano il “pulsante rosso” per condizionare la politica americana.
Questo spiegherebbe perché, nonostante i momenti di estrema tensione tra Trump e “Bibi” (specialmente dopo le elezioni del 2020), il sostegno politico rimanga granitico.
La geopolitica del ricatto
Non esiste ancora la “pistola fumante” di un file video mostrato in una stanza chiusa, ma i pezzi del puzzle, secondo questa narrazione, compongono un disegno coerente.
Epstein aveva legami documentati con l’intelligence israeliana tramite i Maxwell. Netanyahu ha dimostrato di saper usare i file Epstein per colpire i nemici interni, come Barak.
E l’archivio completo dei partecipanti ai festini di Epstein non è mai stato reso pubblico integralmente negli Usa.
In un’epoca di guerra ibrida, il controllo delle informazioni compromettenti vale più di una divisione corazzata.
E l’ipotesi che Netanyahu sia il custode dell’archivio più scottante del secolo potrebbe essere l’unica spiegazione logica a molti misteri dell’attuale asse Washington-Gerusalemme.
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