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Il silenzio dei robot nei magazzini delle pmi

Il tasso di rifiuto delle pratiche di finanziamento per beni strumentali ha toccato il picco del 19,5%

di Angelo Vitale -


Il silenzio dei robot nei magazzini delle pmi

Mentre i palazzi della politica celebravano il miliardo e mezzo recuperato per il Piano Transizione 5.0, nei capannoni del triangolo industriale regnava un silenzio inquietante.

Robot in silenzio

Non la spia della pace produttiva, ma della paralisi tecnologica. Lo chiamano “il silenzio dei robot”, il risultato di un corto circuito tra burocrazia verde e finanza selettiva che sta strangolando la spina dorsale dell’Italia.

Le richieste di interconnessione per nuovi macchinari sono crollate del 28% su base trimestrale. Non mancano i fondi pubblici, assente l’ossigeno del credito bancario. Un nome tecnico per il problema: Esg gapping.

Pmi in affanno

Per ottenere il bonus statale, l’impresa deve dimostrare un risparmio energetico del 5%. Ma per il prestito ponte dalla banca necessario a comprare il robot, l’impresa deve presentare un rating Esg completo.

Qui aleggia l’ombra di Kafka. Per essere “green” devi comprare il macchinario, ma se non sei già “green” (sulla carta), la banca nonti dà i soldi per comprarlo.

La stretta delle banche

Oggi il tasso di rifiuto delle pratiche di finanziamento per beni strumentali ha toccato il picco del 19,5%. Le aziende sono solide ma le banche europee, pressate dalle nuove linee guida dell’European Banking Authority entrate in vigore il mese scorso, hanno iniziato a “pesare” il rischio ambientale più di quello finanziario.

La concorrenza asiatica, il Made in Italy perde

Se la tua azienda non ha un piano di decarbonizzazione certificato, il tuo rating crolla e il tasso d’interesse raddoppia, rendendo l’investimento 5.0 un suicidio economico.

Mentre i robot italiani restano nei magazzini, un effetto sostituzione pericolosissimo. Le pmi, impossibilitate ad accedere al credito per le macchine ad alta efficienza europee, ripiegano su tecnologie low-cost asiatiche, meno efficienti ma più facili da acquistare con mezzi propri o leasing meno stringenti.

La Cina ringrazia

E’ la decadenza tecnologica programmata del Made in Italy. Il Piano Transizione 5.0, nato per portarci nel futuro, rischia di essere ricordato come l’ultima grande occasione persa in nome di una burocrazia che ha dimenticato di guardare i registri contabili delle imprese.

Nessuno interviene, i robot rimarranno spenti. Con loro la speranza di restare la seconda manifattura d’Europa. La Cina ringrazia.

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