Malagò ha già un rivale, Abete punta alla presidenza Figc
Si fa avanti ufficialmente l'ex capo Figc e punta all'investitura dei Dilettanti
(COMBO) L'ex presidente del CONI Giovanni Malago' (S) e il presidente della Lega Nazionale Dilettanti Giancarlo Abete (D), 2 aprile 2026. ANSA
Dopo l’investitura della Lega Serie A a Giovanni Malagò, già spunta il primo (e forse unico) rivale nella corsa dell’ex numero uno del Coni alla presidenza della Figc: si tratta di Giancarlo Abete. Per lui, in caso di eventuale elezione, sarebbe un ritorno. Fu eletto dopo i mondiali in Brasile, quelli che finirono malissimo per i colori azzurri e per l’ex presidente federale Tavecchio. Mondiali, beninteso, che per lunghi anni restano gli ultimi a cui l’Italia del calcio abbia partecipato. Abete, però, può vantare pure di aver preso parte, in qualità di capodelegazione, ai mondiali del 2006, quelli vinti dalla Nazionale e a cui, secondo tanti osservatori, s’è fermato il pallone italiano.
Abete punta alla presidenza Figc
Ha sciolto le riserve Giancarlo Abete e punta a riconquistare la vetta del calcio italiano e la presidenza della Figc. Come Malagò prima di lui, Abete punterà a farsi “incoronare” da una delle componenti chiamata a decidere il futuro della Federazione. E, nel caso specifico, si tratta dei Dilettanti. Che, allo stato attuale, pesano per il 34% dell’elettorato che dovrà decidere sul futuro presidente che prenderà il posto del dimissionario Gabriele Gravina a via Allegri.
“Prima i contenuti poi i nomi”
Le parole di Giancarlo Abete in vista dello “scontro” elettorale per la presidenza della Figc riferiscono di un piano. Anzi, prima dei piani da discutere e condividere con le componenti. E poi i nomi. “Chiederò al Consiglio direttivo della Lega nazionale dilettanti di investirmi delle stesse titolarità di cui è stato investito il presidente Malagò da parte delle società di Serie A”, ha affermato l’ex presidente Figc. Che ha aggiunto la volontà di porter presentarsi “attraverso una condivisione della candidatura”, e di volerlo fare “seguendo la logica di discutere prima i contenuti e poi vedere quale è il punto di caduta sui nomi”.
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