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Cultura & Spettacolo

Roma, 1981: il fascino del cozy mistery in “Un delitto fuori luogo”

Un successo nato dal basso, una copia autoriale che ha già creato la saga di Guerino Manforte

di Angelo Vitale -


Il panorama editoriale italiano saluta una coppia autoriale che ha saputo trasformare la passione per il giallo in un fenomeno da migliaia di copie. Lucio Schina e Francesco Cheynet sono approdati in libreria con “Un delitto fuori luogo”, edito da Indomitus Publishing.

“Un delitto fuori luogo”, il via di una saga che promette di ridefinire il cozy mystery in salsa capitolina.

Cos’è il cozy mystery e perché ci conquista?

Il cozy mystery – o giallo “morbido” – un sottogenere degnissimo del poliziesco che si allontana dalla violenza esplicita e dal linguaggio crudo dei noir moderni.

Come spiega lo stesso Lucio Schina: “Chi legge gialli soft chiede poche cose, ma molto precise: che siano storie interessanti, che le indagini non siano ansiogene, che non ci sia violenza gratuita né un linguaggio volgare. In sostanza, credo che il lettore di cozy mystery cerchi un momento tutto suo in cui farsi coccolare dalla storia e dimenticare i problemi di tutti i giorni”.

Roma 1981: Una città ferita alla soglia del cambiamento

Il romanzo ci proietta nella primavera del 1981, tra i vialetti dell’Isola del Gabbiano, un comprensorio esclusivo dell’Olgiata. Una Roma bellissima e decadente, ma soprattutto una città che sta per cambiare pelle per sempre.

Il 1981, un vero e proprio spartiacque emotivo e sociale. È l’anno dell’attentato a Papa Giovanni Paolo II in Piazza San Pietro: un evento che squarcia il velo di relativa spensieratezza degli anni ’80, iniettando una dose di insicurezza e gravità nel quotidiano dei romani.

La città si scopre vulnerabile nel suo cuore pulsante, proprio mentre la società si avvia verso una rivoluzione invisibile ma inarrestabile: quella digitale.

L’arrivo imminente di Internet e dei telefoni cellulari avrebbe presto smaterializzato quel “groviglio di voci e pettegolezzi” che alimentava i condomini e le piazze, rendendo le indagini un affare di tabulati piuttosto che di intuito.

Francesco Cheynet sottolinea proprio questo: “Desideravo che la mia Roma degli anni ’80 fosse in grado di attirare i lettori in quel groviglio di voci, personaggi e pettegolezzi capaci di animare una società che di lì a poco avrebbe subito un cambiamento importante a causa della diffusione di Internet e dei telefoni cellulari”.

Il ritorno del giallo deduttivo: Daniele Negretti

Al centro del mistero, Daniele Negretti, un investigatore schivo ma dall’intuito affilato. In un’epoca senza database digitali e in una Roma scossa dai grandi eventi della storia, Negretti deve affidarsi alle armi classiche del genere.

Secondo gli autori, l’ambientazione retrodatata è una scelta precisa: “Far rivivere gli anni ’80 […] ci è parso il modo migliore per omaggiare il periodo d’oro del giallo inglese, in cui il detective protagonista era armato di solo intuito, perseveranza, profondo senso analitico e spirito di osservazione. Visto da questa angolazione, il nostro Daniele Negretti è più vicino a un Ellery Queen che a un Rocco Schiavone”.

Un successo nato dal basso

Schina e Cheynet – 20mila copie con la serie di Guerino Manforte – portano la loro professionalità in una casa editrice che ne valorizza la coralità. Dimostrano che il giallo italiano può essere elegante, ragionato e capace di raccontare, tra le pieghe di un delitto, l’anima di una città che non tornerà più.


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