Trump non ne azzecca più una. Ogni giorno un nuovo errore
Il presidente Usa attacca di nuovo la premier Meloni
Donald Trump è tornato ad attaccare Giorgia Meloni per il secondo giorno di fila. “Non abbiamo più lo stesso rapporto”, ha detto il presidente americano a Fox News. “Giusto per vostra informazione, l’Italia importa molto petrolio dallo Stretto”, ha aggiunto Trump nel tentativo di ingigantire la presunta “colpa” del governo italiano per non aver avallato la sua fantomatica coalizione per “liberare” lo Stretto di Hormuz, naufragata per mancanza di adesioni. “È stata negativa. Con chiunque ci abbia rifiutato l’aiuto in questa situazione iraniana, non abbiamo lo stesso rapporto”, ha ribadito il tycoon alla conduttrice Maria Bartiromo durante “Mornings with Maria”, usando toni e logiche da adolescente rancoroso.
Le conseguenze delle uscite scomposte di Trump
I ruzzoloni politici e diplomatici del capo della Casa Bianca, si stanno riverberando anche sugli altri componenti della sua amministrazione, come dimostra la discutibile uscita di Jd Vance. Pur senza attaccare direttamente Meloni, il vicepresidente ha sostenuto che su questioni strategiche come la guerra e la sicurezza globale la posizione americana debba restare centrale. Le critiche esterne, anche da parte di alleati, a suo avviso rischiano di indebolire il fronte occidentale. Sul Papa, offeso in malo modo da Trump poche ore prima, Vance ha cercato di rimediare in maniera maldestra: “Mi piace quando il Papa commenta questioni di immigrazione, mi piace quando il Papa parla di aborto, mi piace quando il Papa affronta temi di guerra e pace, perché penso che, quantomeno, inviti a una conversazione. Ci sono certamente cose che il Papa ha detto negli ultimi mesi con cui non sono d’accordo”.
Per Tajani sono semplici divergenze
Non molto centrato è apparso anche il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani. Intrattenendosi coi giornalisti a margine della conferenza umanitaria sul Sudan a Berlino, il titolare della Farnesina ha precisato che i rapporti storici tra Italia e Stati uniti non possono essere incrinati da “divergenze d’opinione” su temi su cui “non si è d’accordo”. Qualcuno farebbe bene a ricordare a Tajani che si tratta di posizioni, non di opinioni. Le “divergenze”, come lui le ha definite, sono differenze sostanziali che esprimono la peculiare visione che i governi hanno dell’ordine globale e il peso che attribuiscono al diritto internazionale. Sono scelte di campo, nel tempo e nello spazio, che marcano la differenza tra gli Stati, distinguendo quelli sovrani dai sudditi.
Il Papa sulla pace e il potere
Papa Leone, in visita in Camerun, è tornato a parlare della necessità di porre fine ai conflitti per cercare la pace. Per Leone XIV, “la pace non può essere ridotta a slogan: va incarnata in uno stile, personale e istituzionale, che ripudi ogni forma di violenza”. Nel suo discorso, il Santo Padre ha invitato i governanti ad avere “mente lucida e coscienza integra”.
I messaggi tra Iran e Usa
Il capo di Stato maggiore dell’esercito pachistano, Asim Munir, è stato Teheran per consegnare un nuovo messaggio degli Stati Uniti e pianificare un secondo round di colloqui tra le parti. Munir è stato accolto al suo arrivo all’aeroporto nella capitale dal ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, che sabato scorso a Islamabad aveva guidato la delegazione della Repubblica islamica ai negoziati con gli Stati Uniti insieme al presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf. “Da domenica, da quando la delegazione iraniana è rientrata a Teheran, molti messaggi sono stati scambiati via Pakistan”, ha detto il portavoce del ministero degli Esteri Esmail Baghaei.
Il nodo Libano
I negoziatori statunitensi e iraniani avrebbero fatto ulteriori progressi avvicinandosi a un accordo quadro per porre fine alla guerra. Lo hanno riferito due funzionari statunitensi citati da Axios. Le parti – con la mediazione di Pakistan, Egitto e Turchia – stanno cercando di colmare le divergenze prima della scadenza del cessate il fuoco, fissata al 21 aprile. L’Iran valuterà di avviare un nuovo round di negoziati con gli Stati Uniti anche alla luce dell’attuazione di un cessate il fuoco in Libano, considerato un elemento importante per il proseguimento del dialogo.
Situazione ancora in bilico per il Libano. “Non c’è alcun cessate il fuoco in Libano”, ha rivelato un funzionario israeliano al Times of Israel, smentendo le voci su una tregua con Beirut.
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