Bulgaria: ha vinto la sinistra che non piace alla sinistra
A Rumen Radev la maggioranza assoluta con il 44,7%
Il leader della coalizione di centrosinistra Bulgaria Progressista (Pb), Rumen Radev, ha vinto le elezioni parlamentari che si sono tenute domenica, ottenendo la maggioranza assoluta con il 44,7% dei voti. Il suo partito si è assicurato circa 130 seggi sui 240 che compongono il Parlamento. La sinistra europea che ha festeggiato per la vittoria della destra liberista di Magyar in Ungheria, ha dovuto ingoiare un boccone amaro per il successo della parte politica teoricamente “consorella” a Sofia.
Vincitori e sconfitti
La Bulgaria ha alle spalle un lungo periodo di instabilità politica, con otto ritorni al voto negli ultimi cinque anni. Il partito di Radev ha battuto la coalizione liberale europeista Pp-Db, che si è fermata al 13,2%, e Gerb, il partito dell’ex primo ministro Boiko Borissov. Quest’ultimo non è andato oltre il 13,4% dei voti. Secondo i risultati pubblicati dalla Commissione elettorale centrale, il partito di estrema destra Vazrazhdane e quello della minoranza turca Movimento per i Diritti e la Libertà sono riusciti a superare la soglia di sbarramento per entrare in Parlamento, mentre i socialisti sono rimasti fuori.
Il programma di Rumen Radev
L’agenda dei vincitori non piace a Bruxelles, perché è socialmente molto orientata. Ai primi posti figurano il rafforzamento della sanità pubblica, l’incremento delle pensioni e una maggiore presenza dello Stato in economia. In politica estera, Radev vuole riallacciare i legami energetici con la Russia, interrompere la fornitura di armi all’Ucraina e porre un freno allo strapotere della Commissione europea su energia, green economy e politiche di bilancio.
“Bulgaria Progressista ha vinto in modo inequivocabile: una vittoria della speranza sulla sfiducia, una vittoria della libertà sulla paura”, ha detto l’esponente progressista. “Credetemi, una Bulgaria forte e un’Europa forte hanno bisogno di pensiero critico e pragmatismo. L’Europa è caduta vittima della propria ambizione di essere un leader morale in un mondo con nuove regole”, ha aggiunto l’ex generale dell’aeronautica.
Molti elettori lo vedono come difensore dei meno abbienti, nemico delle élite e degli oligarchi della nazione balcanica più povera dell’Unione europea, afflitta da un problema di corruzione e da una profonda sfiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni. L’affluenza al 48,5%, la più alta degli ultimi cinque anni, ha dimostrato che i suoi “messaggi” sono arrivati all’elettorato. “La Bulgaria si trova in una posizione unica, perché siamo l’unico Stato membro dell’Ue che è allo stesso tempo slavo e ortodosso orientale. Questo dovrebbe essere sfruttato”, ha sostenuto recentemente l’ex presidente.
Le congratulazioni dei vertici dell’Ue
La presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha rivolto, via social, le sue “congratulazioni a Rumen Radev per la sua vittoria alle elezioni parlamentari”. La Bulgaria, ha proseguito von der Leyen, “è un membro orgoglioso della famiglia europea e svolge un ruolo importante nell’affrontare le nostre sfide comuni. Non vedo l’ora di collaborare con lui per la prosperità e la sicurezza della Bulgaria e dell’Europa”.
Il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa ha scritto sui social che è un piacere accogliere di nuovo Radev al Consiglio europeo. “Come ti ho anticipato nella nostra telefonata di questa mattina, non vedo l’ora di lavorare insieme a te in seno al Consiglio sulla nostra agenda comune per un’Europa prospera, autonoma e sicura. Ti auguro il meglio per il tuo nuovo incarico”, ha proseguito Costa.
I rapporti tra Bulgaria e Russia
Il Cremlino ha accolto “positivamente” la volontà di dialogare con la Russia espressa da Radev. “Naturalmente, le parole di Radev, così come quelle di altri leader europei sulla loro disponibilità a risolvere i problemi attraverso il dialogo, ci sono gradite”, ha dichiarato il portavoce presidenziale Dmitry Peskov nel corso di un briefing con la stampa. Diversi osservatori filo-Ue temono che possa ricrearsi un asse simile a quello esistente tra Mosca e Budapest con Viktor Orban al potere. Gli euro-burocrati hanno cantato vittoria troppo presto.
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