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Politica

Giorgio Mulè: Pescantina 1945 è pietra miliare nella storia della Resistenza italiana

di Cinzia Rolli -


Si è tenuta presso la Camera dei Deputati la presentazione del piano culturale ed educativo sul significato di Balconi di Pescantina che tra il 1946 e il 1947 fu passaggio necessario per quegli italiani, internati civili e militari, che ebbero la fortuna di tornare in Italia dai campi di concentramento della Germania.

Il programma è promosso dall’ANRP, Associazione Nazionale Reduci dalla Prigionia, dall’Internamento, dalla Guerra di Liberazione e loro familiari.

Il vicepresidente della Camera dei Deputati, Giorgio Mulè, ha aperto la conferenza stampa ricordando come Pescantina fu grembo materno e culla di centinaia di milioni di italiani deportati nei campi di lavoro coatto in Germania.

Appena scesi dal treno nel paese di Pescantina incontravano l’accoglienza di giovani donne, oggi purtroppo tutte decedute, l’ultima all’età di 104 anni, le quali offrivano cibo: in particolare pane e zuppe come conforto immediato, oltre a vestiti e assistenza morale ascoltando le loro storie.

L’Impegno costante e appassionato da parte dell’Associazione ANRP e di altre organizzazioni è confluito in un progetto di legge divenuto poi legge di Stato con l’istituzione, il 20 settembre, della giornata nazionale degli internati militari celebrata nel suo primo anno, il 2025, con l’intervento del Presidente della Repubblica al Quirinale. Evento che verrà ripetuto il prossimo 18 settembre presso la Camera dei Deputati. Pescantina seppe conquistare nel 2007, e il distacco temporale tra il 1945 e il 2007 la dice lunga, la medaglia d’oro per quello che i suoi abitanti furono capaci di fare nei confronti di quei militari che dissero no al regime nazifascista e all’adesione alla Repubblica di Salò. Chi riuscì a tornare a casa indossava la stessa divisa estiva del settembre del 1943, quando vennero privati della libertà, subendo per circa venti mesi umiliazioni quotidiane. Essi fecero ritorno con mezzi di fortuna, in treno o percorrendo lunghi tratti di strada a piedi per ritrovarsi tutti a Pescantina.” Queste le commoventi parole pronunciate da Mulè.

Il sindaco del paese, Aldo Vangi, ha parlato di responsabilità della memoria, una memoria per lungo tempo reclusa nei confini locali e ora finalmente di respiro nazionale.

La ferrovia era stata bombardata all’altezza di Balconi e da Balconi transitavano i treni della deportazione. Dopo la guerra gli stessi binari videro il ritorno dei sopravvissuti. In mezzo al dolore di queste persone la comunità di Pescantina scelse la solidarietà. Donne, uomini e bambini portavano a chi arrivava acqua, frutta e vestiario. Non solo. Raccoglievano i messaggi lanciati dai prigionieri, li custodivano e li recapitavano poi alle relative famiglie.

Le storie di Pescantina colpiscono perché parlano di umanità: ai prigionieri tornati a casa viene servito non solo un piatto di zuppa, ma il ritorno alla vita. Le giovani donne hanno prestato il loro servizio in modo spontaneo e non organizzato per gran parte del tempo. Un atto di generosità per far ritrovare agli internati la loro dignità di esseri umani. Oggi portiamo un messaggio di una comunità che ha scelto di fare qualcosa e non voltarsi dall’altra parte anche se in un momento buio della storia italiana”.

Anna Maria Isastia, docente di Storia Contemporanea e coordinatrice del progetto, ricorda che la memoria della comunità è forte ma c’è ancora molto da approfondire dal punto di vista scientifico.

Verrà infatti realizzato uno studio storico con la partecipazione di un gruppo di giovani dell’Università di Verona. “Gli studiosi sanno bene che la ricerca non si ferma mai e che porta sempre a nuove acquisizioni. Noi abbiamo diari, testimonianze, sono noti i nomi di Primo Levi, Giovanni Guareschi, Liliana Segre. Ma bisogna fare anche ricerche nei giornali locali, negli archivi di Stato di Verona, nelle carte della Croce Rossa…Se nei primi tempi era tutto volontariato, poi i numeri dei sopravvissuti sono stati talmente tanti che si sono organizzate strutture sul territorio. Tutto questo lavoro di analisi e studio andrà diffuso nelle scuole, con una mostra e due momenti scientifici: uno a Pescantina e un secondo a Roma, per fare il punto sui risultati raggiunti. E poi verrà realizzato anche un docufilm”.

Vittoria Borghetti, assessore alla Cultura, alla Pubblica Amministrazione e all’ Ambiente di Pescantina, ricorda come le ragazze del paese, tutte giovanissime, denominate “Angeli”, abbiano profuso tutto questo bene con una spontaneità tale da non raccontare nulla a nessuno per molti anni. Non solo per la sofferenza che avevano visto, difficile da riferire a parole, ma anche e soprattutto perché per loro era un atto dovuto. Hanno compreso la risonanza del gesto solo dopo il conferimento della medaglia d’oro.

Erano ragazze che partivano da casa con la propria bicicletta per andare ad accogliere gli internati in modo costante e senza fatica. Dapprima da sole e poi collaborando con organizzazioni come quella della Croce Rossa. Colpiva e colpisce tuttora il fatto che i prigionieri sopravvissuti quando ricevevano il pane lo dividevano tra di loro”.

Dopo l’istituzione della giornata nazionale degli internati militari, Pescantina è divenuta il centro di una storia prima poco nota, silente come il bene che si fa spontaneamente e non si dice.

Una popolazione che ha parlato con i fatti, con il coraggio delle proprie azioni, apparentemente normali ma che di scontato non hanno proprio nulla in un mondo sempre più veloce e che dimentica facilmente.


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