Strage nel Parco Nazionale d’Abruzzo, 18 lupi trovati morti avvelenati
Quello del Parco Naturale d’Abruzzo è un bilancio che si aggrava di ora in ora
Nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise si sta consumando una crisi faunistica senza precedenti. Dopo il ritrovamento di 18 lupi morti in pochi giorni, nelle ultime ore le alcuni media hanno riferito anche della morte di 3 orsi bruni marsicani, la specie simbolo dell’Appennino e una delle più minacciate d’Europa. Le verifiche ufficiali sono in corso, ma il quadro che emerge è già drammatico, un territorio chiave per la biodiversità italiana sta subendo un attacco diretto e sistematico.
Esche avvelenate nei boschi
Le analisi condotte sulle carcasse dei lupi hanno confermato la presenza di pesticidi comunemente utilizzati in agricoltura, inseriti in bocconi di carne lasciati sul terreno. La distribuzione dei ritrovamenti indica un’azione deliberata e ripetuta. Non si tratta di un singolo episodio, ma di una serie coordinata di avvelenamenti che ha già coinvolto anche altre specie selvatiche, come volpi e rapaci. L’uso di esche avvelenate è vietato dalla normativa nazionale proprio perché rappresenta un pericolo grave e indiscriminato per la fauna e per gli animali domestici.
L’ombra tragica sull’orso bruno marsicano
La notizia della morte di alcuni esemplari di orsi marsicani, ora in fase di verifica da parte degli enti tecnici, rappresenta il punto più critico di questa emergenza. La popolazione di orso marsicano conta poche decine di individui e ogni perdita ha un impatto devastante sulla sopravvivenza della specie. Il fatto che gli orsi siano stati trovati nelle stesse aree interessate dagli avvelenamenti dei lupi rafforza l’ipotesi di un avvelenamento diffuso e non circoscritto. Se confermato, sarebbe uno degli episodi più gravi nella storia recente della conservazione italiana.
Indagini in corso e territorio sotto controllo
La Procura di Sulmona ha aperto un fascicolo per uccisione di animali e ha disposto accertamenti approfonditi. Sul territorio operano unità cinofile antiveleno, Carabinieri Forestali e guardiaparco, impegnati nella bonifica delle aree e nella ricerca di ulteriori esche. Le autorità stanno lavorando per ricostruire la catena di responsabilità e per impedire che la strage continui nelle prossime ore.
Una ferita aperta per la biodiversità italiana
Colpire i predatori simbolo dell’Appennino significa mettere in discussione decenni di tutela, ricerca e convivenza. L’emergenza in corso non riguarda solo la fauna selvatica, ma la credibilità stessa delle politiche di conservazione italiane. Il territorio attende ora conferme ufficiali e risposte rapide, perché la sopravvivenza di un intero ecosistema è improvvisamente appesa a un filo.
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