Gli Usa preparano piani d’attacco su Hormuz, il Nyt: “Scorte di missili prosciugate”
Secondo il New York Times la guerra costa un miliardo di dollari al giorno e negli arsenali restano pochi razzi
Gli Usa starebbero preparando piani di attacco nello Stretto di Hormuz nel caso in cui la tregua con l’Iran saltasse. Da questa mattina, i media americani non ripetono altro. Le fonti, in questo senso, sembrano chiare e concordanti. E, anzi, amplierebbero lo spettro di un eventuale fronte non solo a Hormuz ma a tutta l’area del Golfo Persico meridionale fino al golfo dell’Oman. Non è un mistero che, da settimane, si parla con insistenza dello stretto di Bab al Mandeb, espressione che tradotta vuol dire “Porta delle lacrime”. Un motivo c’è.
I piani di attacco Usa a Hormuz
Quali sarebbero i nemici contro cui dovrebbero agire le forze militari americane? Le portaerei e le corazzate Usa dovrebbero fronteggiare navi di piccole dimensioni. Un po’ come “anticipato” da Donald Trump nel suo post su Truth di ieri quando ha riferito di aver dato ordine di affondare ogni imbarcazione sospettata di “minare” lo stretto. Sarà l’ennesima guerra asimmetrica in un’area che rischia di diventare un autentico inferno d’acqua salata. Per tutti.
Centrali e infrastrutture nel mirino
Ma non è tutto. Perché nei piani d’attacco Usa su Hormuz ci sarebbero, ancora una volta, le infrastrutture dual use. A cominciare dalle centrali elettriche proseguendo per i ponti. Infrastrutture civili ma che, chiaramente, assumono un valore strategico anche militare. Un’altra opzione, inoltre, prevedrebbe il prosieguo degli attacchi mirati contro singoli leader ed esponenti iraniani. Nel mirino, riferiscono i media americani, ci sarebbero i capi dei Pasdaran, a cominciare dal comandante Ahmad Vahidi.
I costi della guerra secondo il Nyt
Dal 28 febbraio scorso, gli Stati Uniti hanno utilizzato circa 1.100 missili da crociera stealth a lungo raggio, di quelli progettati per una guerra con la Cina. Lo rileva il New York Times facendo i conti dei costi della guerra. Si tratta di una quantità quasi pari a quella che resta delle scorte. Sono stati inoltre utilizzati oltre 1.000 missili da crociera Tomahawk, pari a circa 10 volte il numero che acquistano ogni anno. Inoltre il Pentagono, spiegano ancora dal Nyt, ha impiegato oltre 1.200 missili intercettori Patriot, al costo di oltre 4 milioni di dollari ciascuno, e più di 1.000 missili Precision Strike e Atacms. Tutto per un costo di un miliardo di dollari al giorno.
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