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Esteri

Iran e Usa si sfidano nello Stretto di Hormuz. Stallo totale

Altro che ripresa dei negoziati, si rischia quella del conflitto

di Ernesto Ferrante -


Stati Uniti e Iran sembrano più vicini alla riesplosione della guerra che alla ripresa dei colloqui. A peggiorare tutto ci ha pensato ancora una volta Donald Trump, con un post molto pesante condiviso su Truth Social. “Se in Iran ci sono due fazioni, una che vuole un accordo e un’altra che non lo vuole, uccidiamo quella che non lo vuole”, ha scritto il tycoon rilanciando un’analisi di Marc Thiessen, analista del think tank conservatore “American Enterprise Institute”. Parole e toni che, oltre a non favorire il dialogo, palesano un singolare concetto di interlocuzione.

Lo Stretto di Hormuz teatro di una guerra navale

Trump ha dato ordinealla Marina degli Stati Uniti di sparare e uccidere qualsiasi imbarcazione, anche di piccole dimensioni, che stia posando mine nelle acque dello Stretto di Hormuz”. Il capo della Casa Bianca ha assicurato che gli Usa hanno il controllo totale dello Stretto di Hormuz e che nessuna imbarcazione “può entrare o lasciare” l’area senza l’approvazione della Marina Usa, “fin quando l’Iran non sarà in grado di fare un accordo!!!”.

Il segretario della Marina John Phelan è stato licenziato dopo mesi di tensioni con il capo del Pentagono Pete Hegseth. Ad alimentare gli attriti sarebbero stati gli stretti rapporti di Phelan con Trump e il suo voler scavalcare Hegseth.

Gli israeliani sono pronti a bombardare l’Iran

Israele è pronto a riprendere la guerra contro l’Iran. Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha rivelato che Tel Avivattende il via libera dagli Stati Uniti, anzitutto per completare l’eliminazione della dinastia Khamenei e riportare l’Iran al Medioevo”. “L’attacco, ha aggiunto Katz, questa volta sarà diverso e letale e infliggerà colpi devastanti nei punti più dolenti dell’Iran, scuotendone e facendo crollare le fondamenta”.

La difficile mediazione del Pakistan tra Iran e Usa

Il Pakistan prosegue, invece, gli sforzi per facilitare il secondo round di negoziati tra Washington e Teheran, sebbene al momento non vi sia una data fissata per l’incontro. Il ministro dell’Interno pakistano, Mohsin Naqvi, nel corso di un faccia a faccia con l’ambasciatrice statunitense a Islamabad, Natalie Baker, ha sottolineato che il suo Paese attende progressi.

Teheran avverte Washington

Il capo della magistratura iraniana, Mohseni Ejei, ha minacciato gravi conseguenze per gli americani se tenteranno di forzare il passaggio per lo Stretto di Hormuz. “Ieri, tre navi sono state messe in ginocchio in questo passaggio strategico. Anche gli americani non osano avvicinarsi allo Stretto di Hormuz, hanno visto cosa è successo ai loro due cosiddetti cacciatorpediniere all’avanguardia, la ‘Murphy‘ e la ‘Patterson’”, ha detto Ejei. La flotta della Guardia Rivoluzionaria, con i suoi motoscafi e i suoi droni, è in agguato dalle grotte marine dell’isola di Farur in attesa delle navi da guerra americane, “pronta a scatenare un fuoco di copertura difensivo e a scatenare il caos tra gli invasori”.

Il Parlamento iraniano e il Consiglio supremo per la sicurezza nazionale stanno esaminando “un piano per assumere il controllo sovrano di Hormuz”, stando a quanto riportato dall’agenzia di stampa Mehr, citando Fadahossein Maleki, membro del Consiglio nazionale. I primi proventi del pedaggio imposto dall’Iran dello Stretto di Hormuz sono stati depositati alla Banca Centrale di Teheran.

La posizione dell’Italia

La questione di Hormuz è in cima alle priorità internazionali e italiane. “La sicurezza delle rotte commerciali è cruciale: il nostro impegno per la libertà di navigazione è massimo e l’Italia è pronta a fare la sua parte, anche a Hormuz”, ha affermato il ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani riferendo ieri al question time al Senato.

Per quanto riguarda Israele e i territori palestinesi, Tajani ha anticipato una possibile iniziativa: “L’Italia insieme ad altri partner europei sta valutando uno stop delle importazioni dei beni prodotti in Cisgiordania, una misura per colpire i coloni israeliani”.

Il fronte libanese

L’Onu sta “lavorando” per mantenere una presenza in Libano dopo la partenza dell’Unifil, la cui missione termina a dicembre. Lo ha fatto sapere ieri il sottosegretario generale delle Nazioni Unite per le operazioni di pace, Jean-Pierre Lacroix. Hassan Fadlallah, influente deputato di Hezbollah, dopo l’uccisione di una giornalista nel sud del Libano ha chiesto lo stop ai “negoziati diretti” con lo Stato ebraico.


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