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Cronaca

El Salvador, 486 della gang MS-13 imputati davanti a un giudice virtuale

Il maxi processo che mostra il vero volto della guerra alle gang

di Marzio Amoroso -

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Nel mega‑carcere CECOT, la struttura di massima sicurezza costruita per diventare il cuore della strategia anti‑gang MS-13 del governo salvadoregno, è iniziato un processo che non assomiglia a nessun altro. 486 presunti membri della famigerata gang MS‑13 sono stati riuniti in un’unica udienza virtuale, collegati da celle super sorvegliate. Le accuse sono enormi, oltre 47.000 reati attribuiti nell’arco di dieci anni, tra omicidi, estorsioni, rapimenti e gestione operativa della struttura criminale. Non si tratta di un semplice procedimento penale, è un dispositivo giudiziario che vuole colpire l’intera struttura della gang MS-13, non solo i singoli individui.

L’aula digitale dentro il carcere

Il processo non si svolge in un tribunale, ma in una sala del CECOT trasformata in un’estensione dell’aula giudiziaria. I detenuti compaiono in video, incatenati ai polsi e alle caviglie, con tute bianche e teste rasate, mentre il giudice segue l’udienza da remoto. La scelta della modalità è funzionale, trasferire centinaia di imputati considerati ad altissimo rischio sarebbe logisticamente ingestibile. La modalità virtuale diventa così parte integrante della strategia di controllo totale che il governo rivendica da anni.

La cornice legale che permette il maxi‑processo

Il procedimento è stato aperto come “audiencia única abierta”, un formato che consente di mantenere il fascicolo aperto e di procedere per blocchi. È un meccanismo pensato per gestire casi con centinaia di imputati e migliaia di capi d’accusa, permettendo al giudice di emettere sentenze progressive. Tra gli imputati figurano anche figure considerate di comando interno, i boss, accusati di aver autorizzato azioni violente e coordinato attività criminali in diverse regioni del Paese.

Un Paese che cambia identità attraverso la repressione

Dal 2022, con lo stato di emergenza ancora in vigore, la polizia di El Salvador ha arrestato oltre 91.000 persone. Il maxi‑processo alla gang MS-13 diventa così il simbolo di una fase nuova, non più solo retate e militarizzazione, ma una giustizia che assume dimensioni collettive. Per il governo è la prova che il Paese sta “ripulendo” le strade. Per i più scettici è il segnale di un sistema che rischia di sacrificare diritti e garanzie in nome della sicurezza. Quel che è certo è che questo processo segnerà un prima e un dopo nella storia giudiziaria salvadoregna. E il modo in cui verrà gestito dirà molto sul futuro del Paese.


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