L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Attualità

Vanità e copertine: la costruzione fake di leader di carta

di Laura Tecce -


“Vanità, decisamente il mio peccato preferito!”. Vi ricordate la battuta finale de L’avvocato del diavolo? Al Pacino, nei panni del diavolo, non aveva tutti i torti: la vanità è un motore potente, e lo è anche in politica tanto da spingere leader e aspiranti tali a farsi immortalare in pose studiate su riviste patinate dove, fino a pochi anni fa, trovavano spazio modelle e attrici.

Nel 2014 Matteo Salvini finì sulla copertina del settimanale Oggi seminudo, con indosso soltanto una cravatta verde, simbolo identitario trasformato in accessorio scenico. Più di recente – maggio 2023 – Elly Schlein è stata protagonista di un servizio su Vogue Italia confermando quanto il confine tra politica e glamour sia sempre più sottile. Ma il nodo è un altro: l’uso delle copertine come strumento di costruzione del leader.

Non semplice visibilità, ma architettura del consenso. Il precedente è quello di Matteo Renzi: nel 2013, da sindaco di Firenze, conquistò la copertina di Vanity Fair. Pochi mesi dopo vinse le primarie del Pd e avviò la sua corsa verso Palazzo Chigi. Un percorso accompagnato da un racconto mediatico preciso: giovane, dinamico, rottamatore.

Una narrazione calibrata e un’ immagine studiatissima. Se vi sembra un film già visto è perché oggi il copione si ripete con Silvia Salis, lanciatissima sindaca di Genova, questa settimana sulla copertina di Vanity Fair dopo giorni di sovraesposizione mediatica. Il meccanismo è consolidato: storytelling mirato, soprattutto in chiave anti Meloni, suggestioni da futuro già scritto e tentativo di trasformare la visibilità in legittimità. Anticipare il consenso prima ancora che maturi.

Costruire l’idea prima che arrivino i risultati. Nel caso di Salis si insiste molto su un dato: oltre 500 mila followers sui social. Numeri importanti. Ma davvero si possono tradurre automaticamente in elettori? L’immagine corre più veloce della sostanza, l’apparenza arriva prima dei fatti, la vanità smette di essere un dettaglio e diventa un metodo.

Leggi anche: Salis, il volto nuovo per coprire i vecchi giochetti


Torna alle notizie in home