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Politica

Salis, il volto nuovo per coprire i vecchi giochetti

di Alessandro Scipioni -


C’è un odore fregatura, catapicchia rimbiancata, dietro all’operazione Silvia Salis.

Nicola Porro ha fiutato il tranello, sotto la patina lucida della ex campionessa olimpica di martello, della vicepresidente del Coni e del volto telegenico ed incontaminato, si nascondono i soliti giochetti di palazzo.

Una mossa calcolata per rendere fragile la prossima maggioranza parlamentare.

Una mossa astuta per fare uscire il centro dall’angolo, cogliere voce agli elettori per ridarla agli intrallazzi dei politici.

Matteo Renzi non punta a vincere elezioni per cambiare il Paese. Punta a creare un centro determinante, elastico, capace di essere decisivo per la stabilità governativa. In un quadro frammentato, un centro di un certo peso può influenzare il futuro del paese.

La posta è molto alta. Il prossimo Parlamento, per quanto ingovernabile, eleggerà il successore di Sergio Mattarella. Sette anni di potere strappati con incastri tra sigle che pesano quanto un prefisso telefonico.

Silvia Salis viene spacciata come il nuovo. Atleta, madre, immagine dinamica e di rinnovamento. Ma la ricetta è la solita minestra riscaldata con il campo larghissimo, quella maggioranza così eterogenea da paralizzarsi costantemente e dunque aprire ai giochi dei più abili, ed aggiungerei spregiudicati, dello schieramento.

Un centrosinistra allargato, tenuto insieme solo dal rifiuto di governare davvero, pronto a bloccare qualsiasi decisione seria su infrastrutture, sicurezza, conti pubblici.

E qui emerge il vizio più profondo, quello che Salis rischia di ereditare dal suo mentore renziano, il modello del carro rottamatore.

Ricordate chi si candidava sindaco giurando amore eterno alla città e poi fuggiva verso orizzonti più ambiziosi?

Il copione è lo stesso.

Genova potrebbe essere solo un trampolino. Due anni di mandato, poi via verso le primarie nazionali o un ruolo di federatrice del centrosinistra.

Per Renzi è un’operazione win-win. Se Salis sfonda, lui diventa il regista occulto del nuovo centrosinistra. Se fallisce, avrà comunque indebolito Pd e Cinque Stelle, seminando delusione e divisioni come già accadde ai tempi di Bersani. L’obiettivo finale è chiaro: tornare al centro della scena come il guru che ha “inventato” la martellista olimpionica, trasformandola in strumento per condizionare tutto il campo progressista.

Silvia Salis non è la soluzione fresca che ci raccontano. È lo specchio lucido di un compromesso politico vecchio e logoro. Un volto nuovo per vecchi giochetti di palazzo, in cui la democrazia viene azzoppata non con colpi di mano, ma con alchimie che rendono il voto popolare sempre più irrilevante. Genova meriterebbe di più… e l’Italia anche.

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