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Esteri

Delegazioni dimezzate e ostacoli: i colloqui Usa-Iran sono sempre più complicati

Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov e il suo omologo pakistano Ishaq Dar hanno discusso della situazione nel Golfo

di Ernesto Ferrante -


Le forze armate americane stanno mettendo a punto piani di emergenza per colpire le difese iraniane nello Stretto di Hormuz qualora il fragile cessate il fuoco dovesse venir meno. Funzionari Usa hanno riferito alla Cnn che un’attenzione particolare viene riservata alla neutralizzazione delle mine iraniane, delle imbarcazioni d’attacco rapido e delle minacce costiere, per mantenere aperto il passaggio da cui transita il 20% del petrolio mondiale. Tutte le opzioni sono sul tavolo.

Le tappe del viaggio del ministro iraniano Abbas Araghchi

Ha avuto inizio ieri la missione del ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, che dopo Islamabad lo porterà a Muscat e Mosca. L’obiettivo di questo viaggio sono consultazioni bilaterali, discussioni e colloqui sulle trasformazioni in corso nella regione, nonché sulla guerra scatenata da Stati Uniti e Israele.

Araghchi non ha in programma di incontrare funzionari statunitensi. La visita sarà breve e ha lo scopo di esaminare le proposte dell’Iran per i negoziati con gli Stati Uniti, che il Pakistan trasmetterà a Washington in qualità di mediatore. Il presidente americano Donald Trump ha deciso di mandare il suo inviato speciale Steve Witkoff e il genero Jared Kushner in Pakistan. Secondo la Cnn, sarà assente il vicepresidente Jd Vance.

Il passo indietro di Ghalibaf

Il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf, capo della squadra negoziale iraniana con gli Stati Uniti, si è dimesso per presunti disaccordi interni, stando a Iran International, legato all’opposizione. Ghalibaf è stato criticato per aver tentato di includere la questione nucleare nei colloqui con gli americani ed è stato costretto a dimettersi. Saeed Jalili, rappresentante della Guida Suprema presso il Consiglio supremo di sicurezza nazionale, potrebbe sostituirlo.

Colloquio Lavrov-Dar

Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov e il suo omologo pachistano Ishaq Dar hanno discusso ieri al telefono della cooperazione bilaterale e della situazione nel Golfo. Lavrov ha elogiato il ruolo di mediazione di Islamabad negli sforzi volti a raggiungere accordi duraturi tra Iran e Stati Uniti e ha confermato la disponibilità di Mosca a sostenere tali iniziative.

Hegseth offende gli alleati europei

In un briefing al Pentagono, Pete Hegseth ha liquidato come “chiacchiere inutili” le discussioni tra quasi 50 Paesi, ospitate la scorsa settimana a Parigi da Francia e Gran Bretagna, su come ristabilire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz. Il segretario alla Difesa statunitense ha definito la guerra in Iran un “dono per il mondo”. Hegseth ha chiarito che il blocco navale statunitense contro le imbarcazioni iraniane continuerà finché sarà necessario per portare a termine la missione “audace e pericolosa” degli Stati Uniti per porre fine alla minaccia che la Repubblica islamica rappresenta per la sicurezza globale. Tuttavia – ha aggiunto – lo Stretto di Hormuz è “una battaglia molto più europea che nostra”.

Nuova bordata ai partner, in stile Trump: “L’Europa e l’Asia hanno beneficiato della nostra protezione per decenni. Il tempo dello scrocco è finito. L’America e il mondo libero meritano alleati capaci, leali e che capiscano che essere un alleato non è una strada a senso unico”.

L’asse Netanyahu-Trump

Il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, in video diffuso su X ha affermato di aver avuto “un’ottima conversazione” con Donald Trump. “Sta facendo pressioni molto forti sull’Iran, sia a livello economico che militare. Operiamo in piena collaborazione”, ha proseguito Netanyahu. Il primo ministro di Israele ha sostenuto che lui e il tycoon stanno mantenendo la promessa di cambiare “il volto del Medio Oriente”.

Libano e Gaza

L’Unifil ha annunciato la morte di un altro casco blu della missione al confine tra Libano e Israele, che era rimasto gravemente ferito in seguito all’esplosione di un proiettile nella sua base ad Adchit Al Qusayr nella notte del 29 marzo. Si tratta del caporale indonesiano Rico Pramudia.

Oltre un milione di palestinesi saranno chiamati oggi alle urne per eleggere i membri di 420 consigli locali, tra cui figurano anche circa 70.000 aventi diritto nella città di Deir el-Balah, nel centro della Striscia di Gaza. Sarà la prima votazione nell’enclave dal 2006, quando Hamas vinse le elezioni legislative e poi ne prese il controllo dopo scontri con Fatah, il partito del presidente dell’Autorità Palestinese Abu Mazen (Mahmoud Abbas). “Il sistema elettorale si basa su liste chiuse”, ha spiegato ad Al Jazeera Jamil al-Khalidi, direttore regionale della Commissione elettorale centrale (Cec), precisando che ogni lista è composta da almeno 15 candidati, di cui almeno quattro donne.


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