Make America Rich Again, a spese (anche) dell’Europa
Il mondo brucia riserve di petrolio, l'Ue dipende sempre più dagli Usa per il gas. E la Commissione ci rovina l'estate: "Possibili carenze di jet fuel"
Make America rich again. Sulla soglia dell’esaurimento, non solo nervoso. Il mondo corre alle scorte e l’Aie suona la fanfara dell’apocalisse: con lo Stretto di Hormuz chiuso, sono già andate in fumo 246 milioni di barili a livello globale. I dati dell’Agenzia internazionale dell’energia riferiscono che le scorte terrestri sono calate di 170 milioni di barili solo ad aprile mentre il petrolio in mare è rimbalzato di 53 milioni di barili. Il de profundis aritmetico di Fatih Birol prosegue con la conta delle scorte che mancano ai Paesi Ocse (146 milioni di barili, in pratica poco meno di cinque milioni al giorno) mentre le “riserve visibili” dei Paesi che non appartengono all’area di cooperazione e sviluppo sono diminuite di 24 milioni di barili. Insomma, se continua così le scorte finiranno. E il mondo, almeno quello occidentale e sicuramente quello europeo (come ha malignamente ricordato il ministro degli Esteri russo Lavrov), dovrà rassegnarsi a una situazione al limite del disastroso.
Make America Rich Again
Un guaio che colpirebbe, insieme ai clienti, soprattutto i loro fornitori. Il rosario di cifre Aie, però, non è mica finito qui. E continua con le “perdite cumulative” in termini di offerta che nel Golfo Persico assommano già al miliardo di barili. Sì, più di quattordici milioni al giorno. “Uno choc senza precedenti”. Appunto. Confermato dall’Opec che ha abbassato le stime della crescita della domanda a 1,2 milioni di barili al giorno. Tra chi perde e chi si dispera, c’è chi si prepara a incassare. Gli amici americani stanno sereni, anzi serenissimi. Secondo l’Ieefa, istituto europeo per l’economia energetica e l’analisi finanziaria, già da quest’anno il mercato europeo sarà (letteralmente) inondato da gas Usa. I due terzi, suppergiù, dell’intero fabbisogno del Vecchio Continente, saranno forniti da Big Oil e loro associate. Per gli americani è un affare pulito, un po’ come la speculazione di sir Jardine Matheson che inondò d’oppio la Cina, ai tempi della regina Vittoria. L’Europa green è e rimane completamente dipendente dal gas.
Aggrappati a una promessa
Segno, detto sottovoce per carità, che tanti anni (e tanti miliardi spesi) per la transizione non hanno sortito fin da subito gli effetti sperati. Ma tant’è. A Bruxelles non rimane che appendersi a quella vecchia promessa che fece Trump e che rilanciò, in Europa, il suo segretario Doug Burgum accompagnato al GasTech di Milano dal ministro italiano Pichetto Fratin. Sarà gas a basso costo. Ai tempi di Joe Biden, il gnl americano non fu così a buon mercato. Sperare non è peccato. Anche perché le prospettive sono tutt’altro che gloriose. Per l’Europa e, purtroppo, anche per l’Italia. Sono arrivati i dati Ocse secondo cui i redditi reali delle famiglie, nell’area di riferimento, sarebbero anche cresciuti. Il guaio (per noi) è che in Italia ciò non è avvenuto e, anzi, risulterebbero in forte contrazione (-0,9%). A causa dell’inflazione e del calo dei redditi immobiliari. Per carità, però, non ditelo alla Bce.
Da falchi ad avvoltoi, il volo dell’Eurotower
Che già studia, come ha riportato Bloomberg, non uno ma ben due rialzi dei tassi di interesse. All’Eurotower, dove comandano i falchi, è tempo di rigore e austerità. Alla banca centrale, il cui unico mandato è quello di tener bassi i prezzi, non terranno conto – fossero confermati, come purtroppo lo saranno, i sondaggi – delle conseguenze, catastrofiche, che una politica monetaria forte ha già imposto al tessuto industriale e produttivo europeo. Lagarde e compagnia, però, non c’hanno mica gli stessi problemi di Macron e Merz. Che, viva la democrazia, devono pur sempre interfacciarsi con l’elettorato. Il primo fa i conti con una Francia ormai al collasso, dove la disoccupazione vola molto di più di quanto non faccia il Pil. Il secondo, invece, si becca i fischi dei sindacati tedeschi e tenta di rifarsi una verginità di consenso opponendo il solito “no” all’operazione Unicredit su Commerzbank.
Ue sull’orlo dell’esaurimento (non solo nervoso)
L’Europa, anzi la Ue, è sull’orlo dell’esaurimento, non solo delle scorte di petrolio e di quanto resta delle sue potenzialità economiche: rischia pure quello nervoso. Già, perché nemmeno la Commissione, attentissima a non mostrare eccessiva debolezza che poi pagherebbe con l’obbligo (politico) di allargare i cordoni del Patto di stabilità (senza crescita), può nascondere più la gravità della situazione. Dan Jorgensen, commissario all’Energia, ha detto a Cipro che, finora, la guerra all’Iran ci è già costata 35 miliardi di euro. E che “abbiamo zero molecole in più di energia”. Male, anzi malissimo. “Non possiamo escludere che ci saranno problemi di sicurezza degli approvvigionamenti a lungo termine”, ha affermato parlando dei carburanti aerei. “Tutto dipende, ovviamente, dalla situazione in Medio Oriente”. E se dovesse andar male, sarebbe da aggiungere, c’è pur sempre il cherosene made in Usa. Make America rich again.
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