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Il “mercato dei dati”? Un servizio “come il prete sull’altare”

La "normalità" del traffico scoperto a Napoli

di Angelo Vitale -


Il “mercato dei dati”: un sistema capace di accedere illegalmente a banche dati riservate dello Stato, vendere informazioni personali e reperire dati sensibili su cittadini, imprenditori e personaggi famosi. Ma con modalità che, secondo gli investigatori, erano diventate quasi ordinarie, quotidiane, persino “semplici”.

Il “mercato dei dati”: un sistema “normale”

È questo il paradosso emerso dall’inchiesta della Squadra Mobile di Napoli coordinata dalla Procura guidata da Nicola Gratteri, che ha portato a 29 misure cautelari e 85 indagati per un presunto sistema di compravendita di dati personali ottenuti illegalmente attraverso accessi abusivi alle banche dati pubbliche.

Il racconto dell’inchiesta: dati venduti come un servizio qualsiasi

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori e rilanciato da CasertaNews, il meccanismo sarebbe stato tanto sofisticato nelle possibilità quanto elementare nella gestione pratica.

Non hacker professionisti o piattaforme clandestine internazionali, ma una rete fatta di investigatori privati, dipendenti di Caf, intermediari, pubblici ufficiali corrotti e conoscenze personali. I dati sarebbero passati di mano quasi come normali pratiche amministrative: una richiesta, un contatto fidato, un accesso abusivo e poi la consegna delle informazioni dietro pagamento.

Secondo gli atti, alcune persone coinvolte avrebbero avuto accesso illecito a sistemi come Sdi, Inps e Agenzia delle Entrate, recuperando dati fiscali, contributivi, residenze, stati di famiglia e perfino intestazioni telefoniche.

Il “listino” delle informazioni riservate

L’aspetto che colpisce gli investigatori è proprio la normalizzazione del sistema. La compagna di uno dei presunti capi del gruppo, Maria Rosaria Cantiello, secondo l’accusa avrebbe avuto il compito di fare da tramite con i pubblici ufficiali corrotti e perfino di “contrattare il prezzo” delle informazioni da ottenere.

Un’organizzazione che, almeno secondo l’impianto accusatorio, funzionava quasi come un mercato parallelo dei dati: domanda, offerta, intermediari e clienti abituali.

Nelle intercettazioni riportate dagli inquirenti, Francesco Saverio Falace — ex dipendente dell’Agenzia delle Entrate — avrebbe servito alcuni clienti “come il prete sull’altare”, frase che gli investigatori considerano emblematica della continuità e naturalezza del sistema.

I nomi coinvolti e il ruolo del poliziotto sospeso

Tra le persone raggiunte da misura cautelare figura anche Pasquale Altarelli, vice ispettore di polizia in servizio al commissariato di Maddaloni in provincia di Caserta, sospeso e sottoposto all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

Secondo gli inquirenti, avrebbe fornito informazioni riservate ottenute tramite accessi abusivi alle banche dati pubbliche.

Coinvolti anche dipendenti di Caf di Aversa, investigatori privati e titolari di società operanti nel recupero crediti e nelle investigazioni.

I dati dei vip e il business delle informazioni

Tra i nomi comparsi nell’inchiesta figurano anche personaggi noti come Alex Britti, Lory Del Santo e Alex Cordaz, ex portiere Inter.

Secondo gli investigatori, il sistema avrebbe consentito di ottenere rapidamente informazioni sensibili da rivendere a privati, agenzie investigative o soggetti interessati.

Il vero paradosso dell’indagine

Il punto più inquietante emerso dall’inchiesta è proprio questo. Un’infrastruttura illegale capace di violare archivi pubblici delicatissimi non sarebbe stata costruita con tecnologie futuristiche o cyber attacchi complessi, ma attraverso relazioni personali, abitudini consolidate e accessi quotidiani trasformati in routine.

Un “mercato dei dati” che, almeno secondo la Procura di Napoli, avrebbe funzionato perché percepito da alcuni protagonisti quasi come un’attività normale.


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