OpenAi: Musk perde la causa contro Altman
Aveva detto al processo che lottava "per l'anima dell'Ai"
Elon Musk perde la causa contro OpenAi e Sam Altman: il verdetto del tribunale di Oakland. Il tribunale federale di Oakland, in California, ha inferto un durissimo colpo giudiziario a Elon Musk.
OpenAi: Musk perde la causa
Lunedì, al termine di un processo durato tre settimane, una giuria di nove membri ha respinto all’unanimità la causa intentata dal miliardario contro Sam Altman, il presidente Greg Brockman e la stessa OpenAi.
La giudice distrettuale Yvonne Gonzalez Rogers ha accolto immediatamente il verdetto della giuria, confermando il proscioglimento degli imputati e respingendo le accuse sul posto, definendo le prove a supporto della decisione “sostanziali”.
Perché Elon Musk ha perso: il nodo della prescrizione
La clamorosa decisione non è entrata nel merito della presunta violazione etica di OpenAI, ma si è basata su un fondamentale pilastro tecnico: il tempismo della denuncia.
La giuria ha stabilito che i reati contestati da Musk erano caduti in prescrizione (statute of limitations). Secondo la legge californiana, Musk aveva tre anni di tempo dal momento in cui era venuto a conoscenza dei fatti per avviare l’azione legale.
OpenAi ha dimostrato che il fondatore di Tesla era perfettamente consapevole dei piani di transizione verso una struttura a scopo di lucro già nel 2017 (o al massimo entro il 2021). Avendo depositato la causa solo nel febbraio 2024, Musk si è mosso troppo tardi.
Archiviata l’accusa principale del patron di xAiI – secondo cui Altman avrebbe “rubato un ente di beneficenza” nato nel 2015 come non-profit per trasformarlo in un business miliardario a vantaggio privato e di partner. Microsoft aveva investito oltre 100 miliardi di dollari nella partnership.
Le richieste economiche e le testimonianze shock al processo
Il processo ha offerto un raro e talvolta imbarazzante dietro le quinte sulla Silicon Valley, portando al banco dei testimoni figure del calibro del ceo di Microsoft, Satya Nadella.
Attraverso la causa, Musk puntava a ottenere il risarcimento record di 134 miliardi di dollari in presunti guadagni illeciti, da restituire non a se stesso, ma al ramo benefico e non-profit di OpenAi.
Chiedeva pure l’estromissione immediata di Sam Altman dal consiglio di amministrazione della società e l’annullamento dello status “for-profit” dell’azienda dietro ChatGpt.
Durante la sua testimonianza, Musk ha difeso la causa definendola una lotta “per l’anima dell’Ai”, paragonando l’addestramento dei modelli alla crescita dei figli. E ammonendo sul fatto che l’intelligenza artificiale avanzata rappresenta una minaccia esistenziale in grado di “ucciderci tutti”.
Dal canto loro, i legali di OpenAi hanno etichettato la causa come un “ipocrita tentativo di sabotare un concorrente”, avviato da Musk solo dopo il lancio del suo laboratorio rivale (xAi) e dettato dal rimpianto per aver abbandonato la società nel 2018 dopo aver investito circa 38 milioni di dollari.
Cosa accade ora: la quotazione in borsa e il ricorso in appello
Il verdetto rende netto l’orizzonte legale di OpenAi. Sta correndo verso una storica Initial Public Offering attesa entro la fine dell’anno, con una valutazione di mercato stimata vicina a 1.000 miliardi di dollari. Ciò, dopo aver toccato gli 852 miliardi a fine marzo.
Tuttavia, la battaglia legale non è del tutto finita. Elon Musk ha immediatamente reagito su X confermando la sua intenzione di impugnare la sentenza in appello. Il miliardario ha ribadito che la sconfitta è avvenuta solo per un “tecnicismo” e che “permettere il saccheggio di un ente di beneficenza a fini di lucro costituirebbe un precedente pericolosissimo per il mondo della filantropia”.
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