Caccia alla testa di Pamela: si scava nei terreni dell’ex
Nei bar della provincia non si parla d'altro: la perquisizione viene vista come l'ultima carta della Procura per incastrare Dolci
Francesco Dolci, ex fidanzato di Pamela Genini, indagato per vilipendio di cadavere e furto dal feretro della testa della ventiduenne, uccisa a Milano dal compagno Gianluca Soncin
Mistero a Bergamo: caccia alla testa di Pamela Genini nei terreni dell’ex. È guerra di nervi in Procura.
Caccia alla testa di Pamela
Il giallo di Strozza si arricchisce di un nuovo, macabro capitolo che unisce la cronaca nera al più morboso dei retroscena. Da questa mattina, tutti gli occhi sono puntati sui terreni di Sant’Omobono Terme. I carabinieri di Bergamo, armati di un decreto di perquisizione della Procura, stanno scavando nelle proprietà di Francesco Dolci.
L’obiettivo?
Ritrovare la testa trafugata di Pamela Genini, la giovane tragicamente uccisa il 14 ottobre dello scorso anno dall’ex fidanzato Gianluca Soncin. Un cold case che si è trasformato in un incubo gotico dopo la profanazione della tomba nel cimitero di Strozza.
La domanda che circola con insistenza nei corridoi del tribunale è solo una: perché qualcuno avrebbe dovuto violare il riposo di Pamela per rubarne proprio la testa?
Gli inquirenti sembrano convinti di aver trovato una pista d’oro, che porta dritta a un altro ex fidanzato della vittima, l’imprenditore Francesco Dolci, oggi indagato a piede libero per vilipendio di tomba e furto di cadavere.
I detective a quattro zampe e il silenzio dell’indagato
Le operazioni non si preannunciano brevi. Parliamo di un’area rurale vastissima, un labirinto di terra e fitta vegetazione dove nascondere un segreto così orribile non è impossibile. Per questo, da Firenze sono arrivati dei veri e propri “superconsulenti” a quattro zampe: Claus, un formidabile pastore belga malinois, e Hula, un pastore tedesco.
Sono cani molecolari specializzati nella ricerca di resti umani e tracce ematiche in contesti ambientali estremi.
Un thriller
Il dettaglio che rende la vicenda un vero thriller psicologico? Le ricerche sono scattate “al buio”, basate solo su analisi geometriche, tabulati e rilievi tecnologici degli inquirenti.
Da parte di Francesco Dolci, infatti, c’è il deserto: nessuna collaborazione. L’imprenditore continua a professarsi assolutamente innocente ed estraneo a questa macabra ritorsione post-mortem.
Il retroscena: quella notte in caserma e i dubbi del paese
La tensione nella cerchia di Dolci è ormai alle stelle. Chi bazzica l’ambiente investigativo sa bene che la mossa di oggi è il culmine di una pressione iniziata lo scorso 6 maggio. Quella sera, dopo una giornata infinita passata da Dolci in caserma sotto torchio, i militari avevano già rivoltato come un calzino le abitazioni dell’uomo e dei suoi genitori.
Cosa cercano davvero i magistrati?
Una vendetta d’amore finita nel più macabro dei modi? O un disperato tentativo di sviare le indagini dal vero assassino, Soncin? La reazione della comunità locale è un misto di sconcerto e morbosa curiosità.
Nei bar della provincia non si parla d’altro: la perquisizione dei terreni viene vista come l’ultima carta della Procura per incastrare Dolci. O, al contrario, per scagionarlo definitivamente da un’accusa che lo dipinge come un mostro da romanzo horror.
I cani annusano la terra, l’indagato tace, e l’Italia intera aspetta di sapere dove sia finita la testa di Pamela.
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