Giallo testa rubata Pamela: caccia al “kit” della profanazione
Ancora molti gli interrogativi sulla vicenda, nonostante tutti gli elementi sui singolari comportamenti dell'indagato
Francesco Dolci, ex fidanzato Pamela Genini, indagato per vilipendio di cadavere e furto dal feretro della testa della ventiduenne, uccisa a Milano dal compagno Gianluca Soncin
La svolta nell’inchiesta sulla testa rubata di Pamela Genini che vede indagato l’ex fidanzato Francesco Dolci continua ad essere avvolta da molteplici interrogativi.
Dolci indagato ma…
Dopo un interrogatorio di oltre sei ore, Dolci giorni fa era stato infine indagato. I carabinieri hanno setacciato le sue proprietà a Sant’Omobono Terme. Sotto la lente degli investigatori non solo la villa dell’indagato, ma anche l’abitazione dei genitori.
La giornata di mercoledì ha trasformato ufficialmente Francesco Dolci da persona informata sui fatti a indagato per la profanazione della tomba e vilipendio di cadavere. L’interrogatorio davanti al pm Giancarlo Mancusi, terminato nel tardo pomeriggio,il preludio a un’operazione massiccia che ha coinvolto oltre 15 agenti del nucleo investigativo e della scientifica.
L’esito delle perquisizioni: cosa cercano i Ris
A differenza dei primi sopralluoghi, la perquisizione terminata a “notte fonda” ha avuto un obiettivo chirurgico. Gli investigatori hanno sequestrato attrezzature da taglio e utensili tecnici ritenuti compatibili con la precisione “professionale” necessaria per violare la bara in zinco di Pamela.
Lo stesso Dolci ha rivelato alla stampa del sequestro di uno scontrino e di un addensante chimico.
La villa e la casa dei genitori. I controlli si sono estesi dalla villa di Francesco — ufficialmente disabitata — all’abitazione del padre Livio e della madre Lucia. L’obiettivo è trovare tracce biologiche o residui di metallo (zinco) compatibili con la dissaldatura del feretro per impossessarsi della testa rubata.
Il computer della discordia. Sotto analisi anche un computer ad uso familiare. Gli inquirenti sospettano che al suo interno vi siano ricerche specifiche su come aprire un feretro o dettagli sulle planimetrie del cimitero di Strozza. In proposito Dolci avrebbe ammesso di aver fatto ricerche al fine di rilevare elementi utili alla sua discolpa dopo essere stato pubblicamente additato come sospetto della profabnazione.
Le immagini, la tomba, il cellulare sparito
Molti gli elementi non ancora chiariti completamente nella vicenda. Le immagini delle telecamere di sorveglianza del cimitero lo avrebbero ripreso per sei volte nella zona.
Lui stesso però ammette di essersi recato sul posto. lui stesso avrebbe consegnato ai carabinieri le foto dei segni della profanazione della tomba: scollature, tracce di mastice in vari punti.
Nell’intrigo anche la ricerca di un “cellulare bianco” di Dolci. Sparito, conterrebbe forse elementi rilevanti. L’indagato sosterrebbe di averlo smarrito.
Un messaggio, definito da più parti “inquietante”, sarebbe stato inviato da Dolci alle 2 di notte – un orario insolito – ad una persona conoscente, indicandole di “dare un ultimo saluto a Pamela”.
Tutti indizi che sicuramento confermano i suoi singolari comportamenti ma che non sono per ora indicativi o prove di null’altro.
Le dichiarazioni: “Vogliono incastrarmi”
Già all’uscita dalla caserma, Dolci aveva mantenuto una linea di difesa decisa davanti ai microfoni delle testate locali e nazionali. L’uomo parla apertamente di un “complotto” orchestrato per metterlo a tacere, dichiarando: “Non ho paura di essere arrestato perché non ho fatto nulla. Stiamo preparando una linea difensiva per smontare questa messa in scena”.
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