Restiamo umani: l’enciclica Magnifica Humanitas di Papa Leone
Ai, lavoro e l'uomo al centro: la grande lezione di Prevost
Magnifica Humanitas: è la prima enciclica di Papa Leone eppure già è storica. E no, non c’entra il devoto ossequio che pur si deve a chi siede sul Trono di Pietro. Il pontefice sembra aver già mantenuto la prima, grande, promessa fatta all’atto dell’elezione in conclave. S’era scelto il nome ispirandosi al cardinal Pecci, quel Papa Leone XIII che, con la Rerum Novarum, ha posto le basi dell’impegno dei cattolici (e dei cristiani) nella politica fissando le coordinate della dottrina sociale della Chiesa. Impegno mantenuto. Il testo di Magnifica Humanitas è di quelli che affrontano la contemporaneità senza infingimenti, senza nascondimenti. Con totale adesione al precetto evangelico, a cominciare da quello che impone il parlar chiaro. Ecco, Papa Leone lo fa. E mette in discussione la china, drammatica, che il mondo sta vivendo negli ultimi decenni.
Magnifica Humanitas: la necessità di disarmare (anche) l’Ai
L’intelligenza artificiale è solo l’ultima, grande, frontiera di quel Far west digitale che ha contribuito a rivoluzionare l’economia così come la conoscevamo. Sempre meno ricchi, sempre più ricchi. Però, per la Chiesa, non si può prescindere dall’umanità. L’uomo deve stare al centro. Non l’algoritmo. Men che meno i soldi. Non vale tutto, non può valer tutto. Il fatto che qualcuno lo dica, anzi lo scriva, è (senza retorica) una vera benedizione. “L’intelligenza artificiale esige di essere disarmata, liberata dalle logiche che la trasformano in uno strumento di dominio, di esclusione e di morte”. Il paragone utilizzato dal Santo Padre è più che calzante: “Come per l’energia nucleare anche l’Intelligenza artificiale deve essere a servizio di tutti e del bene comune”. Ecco, per Leone, “le decisioni riguardanti la tecnologia non devono mai essere separate dalla coscienza e della responsabilità”. E, chiaramente, non si possono appaltare questi compiti alle imprese e ai loro stessi interessi.
La call to action del Pontefice
Tocca, è evidente, agli Stati di agire. A quelli che (a differenza dell’Ue, i cui conati si son sfracellati contro l’amara realtà dell’irrilevanza digitale) possono davvero farlo. Usa e Cina, innanzitutto. Leone, presentando la sua enciclica Magnifica Humanitas, ha chiamato tutti a “essere vigili”. In un’epoca in cui i poteri sembrano sempre più solipsistici e lo scetticismo dell’opinione pubblica, frustrandosi, diventa aperto disprezzo e disimpegno sociale, un appello del genere si fa quasi rivoluzionario.
Papa Leone mette subito in chiaro che al tempo dell’Ai, “la dignità umana rischia di essere oscurata da nuove forme di disumanizzazione”. Da ciò deriva “il dovere urgente di restare profondamente umani, custodendo con amore quella magnifica umanità che ci è stata donata e mostrata nella sua pienezza in Cristo, e che nessuna macchina potrà mai sostituire nel suo splendore”. Il Sommo Pontefice ha messo in fila, una per una, tutte le criticità. A cominciare da un errore di prospettiva: l’Ai è già un ambiente in cui siamo immersi e un potere col quale fare i conti. E ci son da superare barriere economiche e politiche, già diventate culturali.
Il nodo del post-umanesimo
A cominciare dal post-umanesimo che, per Prevost, rappresenta una divisione, netta, tra gli uomini. “La libertà, nell’era digitale, non è soltanto un fatto interiore: è anche una questione pubblica, che domanda regole chiare, trasparenza, possibilità di ricorso e limiti proporzionati all’uso di tecnologie invasive, affinché la tecnica resti al servizio della persona e non diventi una forma di dominio delle coscienze”. Ma non tutti sono d’accordo. Leone denuncia la “mentalità tecnocratica e postumanista, che tende a considerare la persona come oggetto manipolabile o risorsa da ottimizzare, eliminando tutto ciò che pone limiti alla massimizzazione del profitto”. Una mentalità nella quale “ciò che conta è l’efficienza, non il rispetto della libertà e della dignità umana”. Non è solo la Silicon Valley, che pure s’è insuperbita, a dover accogliere gli strali di Santa Romana Chiesa. “Anche certe logiche di indebitamento strutturale, che mantengono interi popoli in condizioni di dipendenza, rivelano la stessa mentalità che accetta, in forme nuove, relazioni di subordinazione vicine alla schiavitù”, ha affermato Papa Leone che, negli occhi, ha ancora l’Africa a cui ha reso visita nelle scorse settimane. Una questione che, va da sé, non vale solo per il Continente Nero ma per tanti, troppi, posti nel mondo. Qualcuno vicinissimo pure a noi.
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