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Economia

“Chi ha i dati, possiede il futuro”: l’enciclica di Papa Leone

Magnifica Humanitas, la Chiesa prende posizione su hitech e digitale contro i nuovi colonialismi

di Cristiana Flaminio -

Pope Leo XIV addresses the crowd from the window of the apostolic palace overlooking St. Peter's square during the Regina Caeli prayer in The Vatican on May 24, 2026. HANDOUT VATICAN MEDIA +++ ANSA PROVIDES ACCESS TO THIS HANDOUT PHOTO TO BE USED SOLELY TO ILLUSTRATE NEWS REPORTING OR COMMENTARY ON THE FACTS OR EVENTS DEPICTED IN THIS IMAGE - NO ARCHIVING - NO LICENSING - NPK +++


Il volto nuovo del colonialismo passa dalla digitalizzazione, dall’hitech da quelle che Papa Leone nella sua nuova enciclica non esita a bollare come “le terre rare del potere”. Magnifica Humanitas è la prima enciclica di Prevost. E farà discutere, eccome. Perché rappresenta la posizione della Chiesa sui temi più scottanti di questi anni. E, soprattutto, perché la Chiesa ha scelto di prendere posizione. E di farlo senza chiedere permesso né edulcorando i concetti.

La nuova enciclica di Papa Leone

Alcuni stralci dalla nuova enciclica di Papa Leone sembrano già più che eloquenti. “Il colonialismo ai nostri giorni mostra un volto inedito. Non domina solo i corpi, ma si appropria dei dati, trasformando le vite personali in informazioni sfruttabili. Interi territori, soprattutto quelli con minore rilevanza geopolitica e maggiore fragilità strutturale, vengono al presente attraversati da una nuova logica di estrazione: quella di flussi sanitari, profili epidemiologici, mappe genetiche e dati demografici”. Parole che rappresentano un’analisi spietata della situazione di oggi.

Chi ha i dati possiede il futuro

E ancora, Papa Leone fa notare nella sua nuova enciclica che “chi possiede i dati sanitari di intere popolazioni, oggi raccolti spesso sotto il segno dell’aiuto, della ricerca o dell’innovazione, possiede in realtà una leva strutturale sul futuro: può modellare i bisogni e i mercati. E può decidere, prima degli altri, a chi destinare farmaci, investimenti, protezioni”. La questione morale è lampante: “Trasformare la conoscenza condivisa in bene comune, non in leva di dominio; restituire ai popoli non solo i dati che li descrivono, ma anche la possibilità di decidere come verranno usati, da chi e per chi. Altrimenti, – avverte – l’era digitale non sarà post-coloniale, ma coloniale sotto altra forma”.


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