L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Cultura & Spettacolo

IN LIBRERIA – Una matrioska di storie nella Russia rivoluzionaria

di Eleonora Ciaffoloni -


Ci sono romanzi che iniziano con un delitto, altri con una storia d’amore. La bambola di porcellana di Kristen Loesch (edito da Marsilio, 2026, con la traduzione di Valeria Raimondi) comincia con il silenzio. Quello di una madre incapace di raccontare il proprio passato e di una famiglia che sembra aver seppellito i ricordi sotto strati di omissioni, fiabe e oggetti dimenticati. Il romanzo segue la protagonista Rosie, studentessa a Oxford che, dopo la morte della madre, eredita una collezione di bambole di porcellana e un vecchio quaderno di fiabe scritto in un alfabeto che le appare familiare ma lontanissimo.

Quelle pagine diventano presto per la ragazza una specie di mappa emotiva che la trascina nella Russia del 1917, tra rivoluzione, nobiltà decadente, bolscevichi, violenza e segreti di famiglia. La struttura del libro ricorda volutamente quella di una matrioska: perché ogni storia ne contiene un’altra e ogni volta si apre una nuova domanda. Da una parte c’è Rosie nel 1991 sospesa tra due identità; dall’altra c’è Tonja, giovane donna aristocratica nella Russia prerivoluzionaria, destinata a sfidare il proprio tempo attraverso un amore impossibile. Le due figure si rincorrono per tutto il romanzo e il lettore capisce fin da subito che esiste un legame profondo tra loro, anche se Kristen Loesch è abile nel ritardare le risposte e nel distribuire gli indizi con grande equilibrio.

Uno degli aspetti più riusciti del romanzo è proprio la capacità di mescolare registri diversi. La bambola di porcellana è insieme saga familiare, romanzo storico, mystery e racconto sentimentale. A tratti sembra una fiaba russa intrisa di malinconia; in altri momenti prende il ritmo di un’indagine tra archivi e ricostruzioni. Non sempre il meccanismo è perfetto: alcune parti centrali tendono ad allungarsi e chi non ama le ambientazioni storiche molto dettagliate potrebbe sentirsi distante dalla narrazione.
In ogni caso, la scrittura mantiene quasi sempre una forte capacità evocativa. L’autrice lavora molto sulle atmosfere. La Russia che emerge dalle pagine di questo romanzo non è soltanto quella della grande Storia, ma anche quella degli appartamenti gelidi, delle famiglie spezzate, delle superstizioni popolari e della letteratura.

I riferimenti a Aleksandr Puškin e a Fëdor Dostoevskij vanno oltre le citazioni: contribuiscono a costruire il tono romantico – e tragico – della vicenda.
La bambola di porcellana nasce con un romanzo storico, ma si trasforma in una riflessione sull’eredità emotiva che le famiglie si tramandano di generazione in generazione.

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