Sanità e Fisco: un popolo e due stati
A Monza 7.000 ricette irregolari ignorate dal sistema: l’allarme lo dà un farmacista, non la Sanità
È successo in Lombardia dove la Sanità è sinonimo di virtuosismo. Un medico milanese, per anni ha prescritto oppiacei a pazienti ignari, il dettaglio più rivelatore non è la quantità di ricette, ma l’assenza totale di reazioni.
Un professionista dichiarato parzialmente incapace continua a firmare 940 prescrizioni di ossicodone, sempre sugli stessi nomi fragili, mentre il sistema sanitario si comporta come se non fosse affar suo. Il SSN paga, i pazienti non sanno, il mercato nero incassa. Tutto procede indisturbato finché un farmacista di Monza non nota un acquisto anomalo: da lì emergono 7.000 ricette, il 30% intestate a cittadini egiziani, e un uomo con 12.000 pastiglie e 40.000 euro in contanti. Era tutto visibile, ma nessuno guardava.
Fragilità, come sfondare una porta aperta
Nel meccanismo che dovrebbe proteggere i più deboli, i pazienti fragili diventano invece il punto d’ingresso perfetto. Non ricevono notifiche, non hanno strumenti per verificare, non possono controllare. Il sistema non li tutela: li espone.
E infatti vengono scelti proprio loro, perché non hanno modo di opporsi. È una falla evidente, ma trattata come un dettaglio amministrativo. Allo stesso modo, i medici vengono lasciati senza monitoraggio psicologico, senza controlli sui volumi di prescrizione, senza alcun alert quando un professionista passa da un’attività normale a un ritmo che dovrebbe far scattare un allarme. Il sistema non distingue un medico in difficoltà da uno che firma ricette in serie; si affida alla buona fede, come se bastasse.
Il fisco incrocia i dati, la Sanità le dita
Il confronto con l’Agenzia delle Entrate è quasi grottesco: lì gli algoritmi incrociano dati con precisione chirurgica, mentre la sanità non si accorge se qualcuno usa il nome di un disabile per ritirare oppiacei.
Due mondi diversi dentro lo stesso Stato. Eppure le soluzioni non richiedono rivoluzioni: notifiche ai pazienti fragili o ai caregiver, algoritmi che segnalano anomalie senza criminalizzare, strumenti intelligenti per le farmacie, un livello di protezione aggiuntivo per chi non può difendersi, e un monitoraggio psicologico dei medici preventivo.
Un sistema sanitario basato sulla buona fede funziona finché nessuno decide di approfittarsene; quando accade, i danni ricadono sulle persone più deboli. Per evitare che succeda di nuovo non basta promettere che non accadrà più: bisogna costruire un sistema in cui semplicemente non può accadere.
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