Per la prima volta dall’inizio del conflitto con l’Iran, il Congresso americano ha approvato una risoluzione volta a impedire al presidente Donald Trump di ordinare nuovi raid senza autorizzazione parlamentare. Un passaggio simbolico, ma al tempo stesso “rivelatore”. La politica estera degli Stati Uniti appare oggi in un vicolo cieco, incapace di ottenere risultati sia sul piano militare contro Teheran sia su quello politico nei confronti di Israele. È il segno di una potenza che, pur mantenendo capacità enormi, fatica a tradurle in una strategia coerente. La crisi che attraversa la politica estera americana è strutturale.
Lo schiaffo dei suoi a Trump
Il voto alla Camera, sostenuto anche da quattro repubblicani, è stato accompagnato da parole durissime. Gregory Meeks ha sparato a zero: “Siamo intrappolati in una guerra che non finirà perché un presidente incompetente l’ha iniziata pensando solo al suo ego”. La War Powers Resolution del 1973, nata per evitare un nuovo Vietnam, è tornata al centro del dibattito. I 60 giorni previsti dalla legge sono scaduti da tempo, ma la Casa Bianca ha continuato a operare in un limbo giuridico, sostenendo che le ostilità fossero “terminate” nonostante il blocco navale e i raid incrociati.
Teheran non si è piegata
La realtà è molto amara per il tycoon. L’Iran, lungi dall’essere indebolito, negozia da una posizione di forza. Vuole dei risarcimenti e la revoca delle sanzioni, e secondo fonti citate dalla Cnn avrebbe avanzato richieste per “circa 12 miliardi di dollari”. Trump continua a rifiutare qualsiasi trasferimento diretto di fondi, ma la Repubblica islamica non arretra. La Guida Suprema Mojtaba Khamenei ha parlato apertamente di una “bruciante sconfitta” inflitta al fronte guidato da Stati Uniti e Israele, accusato di condurre una “guerra ibrida” per minare la fiducia della popolazione iraniana.
La presidenza statunitense, nel tentativo di limitare i danni, anche di immagine, tenta la carta di soluzioni indirette, poco praticabili. Il dato più evidente è che non sono gli Usa a dettare i tempi delle trattative. È la Repubblica islamica dell’Iran.
L’Aiea, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica, ha espresso “preoccupazione” per il mancato accesso dei suoi ispettori ai siti nucleari in Iran, avvertendo il rischio di una “proliferazione” nucleare. Agli iraniani ha chiesto una collaborazione costruttiva.
La forzatura di Israele
Israele sta sfruttando la fragilità statunitense. L’uccisione di un peacekeeper dell’Unifil in Libano, attribuita da Tel Aviv a Hezbollah, è arrivata proprio mentre gli alleati tentano di mediare un cessate il fuoco. Il Partito di Dio ha respinto l’accordo, definendolo “una resa e una sconfitta”. Il suo leader, Naim Qassem, ha avvertito che “finché i nostri villaggi non saranno al sicuro, nemmeno le città in Israele saranno al sicuro”. Secondo Haaretz, il rifiuto sarebbe stato coordinato con Teheran.
La posizione dei Pasdaran sul Libano
“Non ci sarà pace nella regione” senza il ritiro israeliano dal Paese dei Cedri. Lo ha affermato il Corpo dei Guardiani della Rivoluzione islamica in una dichiarazione citata dall’agenzia Tasnim. “La nostra condizione preliminare per accettare un cessate il fuoco nella guerra regionale è stata quella di un cessate il fuoco su tutti i fronti, compreso il Libano – hanno ribadito i Pasdaran – Il nemico deve cessare con urgenza i suoi attacchi contro il popolo libanese, ritirarsi immediatamente oltre i confini internazionali evacuando i territori occupati del Libano e riconoscere l’integrità territoriale del Libano”. Il primo ministro libanese, Nawaf Salam, ha fatto sapere che l’esercito libanese inizierà a dispiegarsi “in alcune zone pilota” nel sud.
Il cessate il fuoco sembra destinato a fallire, perché lo Stato ebraico ha precisato che continuerà a colpire le aree che riterrà necessarie e a mantenere la propria presenza militare nelle zone occupate. Il movimento sciita ha sollecitato invece la fine completa degli attacchi israeliani e una chiara indicazione sui tempi del ritiro delle forze israeliane. Richieste che non hanno trovato ancora risposta.