La regione mediorientale è precipitata in una guerra a bassa intensità tra Stati Uniti e Iran. La spirale di attacchi e contro-attacchi, pur in assenza di dichiarazioni formali di ostilità, configura ormai un conflitto permanente. Washington parla di operazioni di “autodifesa”. Gli statunitensi hanno colpito obiettivi iraniani e intercettato missili e droni diretti verso navi e Paesi del Golfo. Teheran ha risposto prendendo di mira basi americane in Bahrein e Kuwait, accusando i due Stati di aver messo a disposizione infrastrutture e territorio per sostenere le operazioni americane.
Il Kuwait accusa Teheran
Il Kuwait ha smentito categoricamente tale ricostruzione dei fatti e convocato l’incaricato d’affari iraniano, Hamed Hamid Yaqoubi Far, e dichiarato persona non grata due diplomatici della Repubblica islamica in seguito a quella che ha definito una “continua aggressione”. Secondo le autorità di Kuwait City, l’Iran ha lanciato missili e droni contro il territorio kuwaitiano, causando la morte di una persona e il ferimento di almeno altre 60.
Le trattative non avanzano e l’insicurezza aumenta
La nuova escalation si inserisce in un quadro di negoziati bloccati. I colloqui per un cessate il fuoco non hanno prodotto alcun passo avanti. La paralisi diplomatica alimenta un clima di insicurezza che pesa sui Paesi del Golfo e su chi dipende dalle loro forniture energetiche. Le rotte marittime restano vulnerabili, gli impianti petroliferi esposti e la percezione diffusa è che la regione viva in una condizione di instabilità strutturale, dove ogni episodio rischia di trasformarsi in un detonatore.
Altri due fuochi accesi: Libano e Cisgiordania
Il ministero della Salute libanese ha dichiarato che 48 persone sono state uccise e 97 sono rimaste ferite negli attacchi israeliani condotti nelle scorse 24 ore in Libano. Dal 2 marzo sono già 3.516 i morti.
In un contesto già incandescente, Israele ha autorizzato un massiccio ampliamento degli insediamenti in Cisgiordania. Oltre duemila unità abitative in tre colonie, con un’espansione particolarmente significativa a Gvaot e Har Bracha. Una mossa che molti osservatori considerano provocatoria e pericolosa per qualsiasi prospettiva negoziale. Quello del governo guidato da Benjamin Netanyahu è un segnale politico forte, l’ennesimo passo nella strategia dei “fatti compiuti”.
Nel cuore d’Europa cresce l’insofferenza verso Israele
Sul fronte europeo, la Slovenia ha negato l’atterraggio a un volo Israir diretto a Lubiana. Una decisione che la compagnia israeliana attribuisce a motivazioni politiche legate all’opposizione del governo sloveno alla linea dello Stato ebraico. L’atto, al di là del caso specifico, conferma la crescente frattura tra alcuni Paesi europei e l’esecutivo israeliano.
Intanto, anche l’Italia si trova coinvolta, suo malgrado, nelle tensioni regionali. In Sardegna, la presidente Alessandra Todde ha denunciato di aver appreso solo dalla stampa dell’arrivo a Cagliari di quattro voli provenienti da Tel Aviv, con gruppi collegati a riservisti dell’esercito israeliano ospitati in strutture turistiche. La vicenda ha suscitato proteste e mobilitazioni, come già accaduto nel 2025 a Olbia.
Todde ha chiesto chiarimenti immediati al Governo, lamentando l’assenza totale di comunicazioni preventive. Nessuna informazione su chi abbia organizzato i soggiorni, con quali finalità, attraverso quali interlocuzioni e sotto quale responsabilità politica. La presidente ha sottolineato anche il poderoso dispiegamento di forze dell’ordine all’aeroporto di Cagliari-Elmas, invocando trasparenza e spiegazioni proporzionate alla rilevanza delle misure di sicurezza adottate.
I parlamentari del M5S hanno presentato un’interrogazione ai ministri degli Esteri Antonio Tajani e dell’Interno Matteo Piantedosi per chiarire se il Governo fosse a conoscenza degli arrivi e sapere chi li abbia autorizzati e perché la Regione sia stata esclusa da ogni comunicazione istituzionale. Todde ha ribadito che l’isola è una terra aperta e impegnata nella costruzione della pace, ma proprio per questo pretende rispetto, trasparenza e condivisione quando il suo territorio viene coinvolto in situazioni così delicate.